Cronaca

Genova, attentato Adinolfi, la Procura: “Analogie con attentati anni Settanta, ma nessuna pista è esclusa”

Genova. “Non c’è alcun identikit degli attentatori al momento” lo dicono il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce e i pubblici ministeri Nicola Piacente e Silvio Franz che hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per “lesioni aggravate dalle finalità terroristiche”. Questa modifica si è resa necessaria per consentire alla Dda di diventare titolare del fascicolo, ma anche per permettere una maggiore elasticità nelle indagini.

La Procura di Genova ha convocato i giornalisti per fare chiarezza anche rispetto ad alcune notizie uscite sulla stampa, come il fatto che i colpi sparati contro Roberto Adinolfi fossero tre: “A quanto sappiamo noi si è trattato di un colpo solo e sparato da vicino” precisano in Procura.

E rispetto alla pistola, una Tokaev, il procuratore aggiunto Nicola Piacente dice: “Sono nostre ipotesi rispetto al tipo di bossolo che abbiamo ritrovato”, ma finché non verrà completata la perizia balistica non possiamo avere nessuna certezza”.

Per quanto riguarda la moto il ritrovamento è stato facilitato dalla lucidità dell’ad di Ansaldo nucleare: Adinolfi infatti è riuscito a memorizzare parte della targa del mezzo usato dagli attentatori. Ci sono testimoni “ma i due non si sono mai tolti il casco” spiega il procuratore aggiunto Nicola Piacente, che coordina le indagini.

Al momento le piste restano tutte aperte, a partire da quella di stampo terroristico soprattutto per le modalità di esecuzione dell’attentato, ma gli inquirenti non escludono che l’agguato possa anche essere messo in relazione l’attività professionale di Adinolfi. Pista terroristica italiana, matrice anarchica, criminalità dell’Est Europa: nessuna ipotesi è al momento esclusa. “Non abbiamo una tesi precostitutita – spiega Piacente – anche perché non abbiamo una rivendicazione”.

Le telecamere della zona sono state acquisite ma i pm hanno spiegato che “si tratta di un’area piuttosto vasta”, così come continuano a essere ascoltati potenziali testimoni.

Intanto Mario, uno dei figli di Roberto Adinolfi, chiede un po’ di tranquillità per la sua famiglia: “Papà sta bene, lo dicono anche i bollettini medici. Capisco il vostro lavoro, ma lasciateci in pace, per noi non è semplice”. Mario e’ tornato in ospedale nel primo pomeriggio, accompagnato dalle zie. Anche Francesco, l’altro figlio, è tornato in ospedale, così come la signora Anita Pivetti, la moglie. Non lasciano mai solo l’ingegnere Adinolfi, ricoverato da questa mattina nella zona gialla del reparto di Traumatologia.