Cronaca

Genova, agguato Adinolfi: probabile identikit di chi ha sparato

Genova. Proseguono le indagini sull’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gambizzato ieri mattina poco dopo essere uscito dalla sua casa nel quartiere di Marassi. Ora gli inquirenti, grazie alla testimonianza del figlio dell’imprenditore, con lui durante l’agguato, e ad alcune persone presenti, sarebbero riusciti a tracciare un primo identikit dei due uomini sulla moto che hanno sparato.

Si cerca un uomo alto, circa un metro e novanta, con un taglio d’occhi particolare e coi capelli lunghi e neri. Le indagini stanno sempre di più portando verso l’ipotesi terroristica, vista soprattutto la dinamica dell’agguato, la posizione di rilevanza nel panorama industriale di Adinolfi, e l’arma usata per sparare, ovvero una pistola dell’est Europa. Sembra scartata anche l’ipotesi della casualità nella scelta del giorno: proprio quando molte città del nostro paese, tra cui anche Genova, erano chiamate ad esprimere la loro preferenza sulla scelta della prossima amministrazione.

Ieri Adinolfi ha subito un’intervento in anestesia locale di poco meno di mezz’ora, operato dall’equipe di Federico Santolini, direttore del reparto di ortopedia dell’ospedale San Martino e amico di famiglia. L’intervento è andato a buon fine e l’imprenditore è stato trasferito nel reparto d’ortopedia dell’ospedale San martino di Genova.

Secondo le ricostruzioni dei medici a frantumare la tibia destra di Adinolfi è stato un proiettile arrivato con una traiettoria da dietro a davanti con un foro d’uscita molto piccolo nella parte anteriore e dal basso verso l’alto. Un altro particolare importante riguarda la distanza dello sparo: il colpo è partito da molto da vicino, quasi a bruciapelo come dimostra la piccola ustione intorno alla ferita.