Genova verso ballottaggio, Vinai: "Il voto cattolico non esiste più, ma non si può fare a meno dei moderati" - Genova 24
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Genova verso ballottaggio, Vinai: “Il voto cattolico non esiste più, ma non si può fare a meno dei moderati”

pierluigi vinai

Genova. Il giorno dopo la “debacle del centrodestra, perché non si può chiamare in altro modo”, Pierlugi Vinai analizza la sconfitta, lucido e puntuale, senza lesinare frecciate.

Intanto il dato di fatto: “l’area moderata è ai minimi termini” ma questo “non significa accettare che governi la sinistra massimalista, il movimentismo di protesta o l’individualismo – spiega Vinai – Non accetto di pensare che si possa fare a meno dei moderati, la fortuna di questo paese”, con riferimento a Don Sturzo. “Bisogna che la politica riprenda il suo ruolo, se no fa la fine che abbiamo visto”, riorganizzare i “partiti, essenziali per la democrazia”.

Ingenerose, dunque, le accuse al leader nazionale Alfano, anche se provengono da Berlusconi. “Alfano merita ben di più, se il Pdl ha ragione di esistere lo si deve a lui”, dice l’ex vicepresidente della Fondazione Carige piccato. Un sassolino se lo leva anche nei confronti di Ignazio La Russa: “ho preso oltre 12 mila voti più del Pdl, se questo vuol dire essere un candidato inadeguato sono curioso di sapere quello adeguato cosa avrebbe fatto”, senza contare quei 600 voti disgiunti a suo danno, probabilmente dalle fila del Pdl che a Vinai proprio non vanno giù. Ben più di una velata accusa anche per i candidati minori: “anziché pensare a un progetto politico grande, che poi gli ha fruttato giusto quei quasi 6 mila voti che sono mancati a me per raggiungere Musso, come era logico fare, e che ci avrebbero portato al ballottaggio, per altro con un risultato molto lontano da Doria”.

Ma la strigliata più pesante, il fiele amaro, è per l’elettorato cattolico: “Pure con il disastro del Pdl se qualcuno di area cattolica, a dimostrazione che il voto cattolico non esiste più, avesse avuto meno presunzione e più spirito di servizio come i cattolici dovrebbero avere” Vinai avrebbe avuto l’occasione per portare alla città il suo progetto “l’unico che dava risposte concrete e valide punto per punto, dalle infrastrutture al tpl integrato. Invece avremmo un sindaco – continua Vinai -ragionevolmente Doria, con circa il 25% dei voti”. Cioè “si va al ballottaggio con uno che ottiene un voto su cinque e un altro che ha 6 mila voti più di me che mai si sarebbe sognato se il Pdl avesse retto”. La “liquefazione” del partito della libertà, con un termine usato da Grillo, è una delle ragioni della sconfitta, secondo Vinai.

L’altra, che è anche un rammarico, è il poco tempo. Ora “Sono curioso di vedere come il nuovo sindaco potrà affrontare con un consiglio comunale confuso e frastagliato il momento più difficile della città dopo la conquista di Barbarossa, nemmeno ai tempi degli austriaci o del balilla Genova era così debole”.

Ma “Questo non è più il tempo della competenza e dell’approfondimento, altrimenti, al ballottaggio, ci saremmo andati io e qualcun’altro con un divario ben diverso. Invece assistiamo al successo del movimentismo di protesta pur con una brava persona come Putti, ma soprattutto non avremmo avuto un percorso individualistico e portatore delle lobby che sono le stesse che hanno inginocchiato la città”.

Dopo i ringraziamenti doverosi “a chi in questi due mesi scarsi ha messo a disposizione energia affetto e professionalità per arrivare a un risultato ben più alto”, la dirigenza locale del Pdl, liguria moderata, e scudo crociato, compreso, un bilancio: “Ci ho messo la faccia e qualcosa di più, mi sono autosospeso senza che la legge me lo imponesse, non lo hanno fatto Musso e Doria da incarici politici e di nomina, ho la coscienza a posto”.

Sul ballottaggio, invece, non vuole pronunciarsi, ancora fresca l’onta di Musso.”Faremo una riunione fra due giorni, Gianni Barci ha chiesto la mia presenza, ragioneremo e vedremo – conclude – certo rispetto a Doria l’unica cosa che mi lega è l’attenzione alla solidarietà anche se declinata diversamente, la stima personale e il tifo per la Juventus”. Musso invece “ha un programma più simile al mio, ma mi divide la concezione della vita e della politica, valutate voi”. Ma giusto qualche minuto prima dal deputato Biasotti era arrivato l’endorsement al candidato del Terzo Polo: il Pdl inizia la campagna elettorale per Musso.