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Bogliasco, la squadra Rari Nantes di nuoto sincronizzato a una corsa contro l’anoressia

Bogliasco. Giorgia Bozzo, Chiara Vigneri, Matilde Bernocchi, Federica Mungo, Rebecca Crovetto, Angelica Zarappa , Sofia Schiavetti ,Giorgia Zucchero sono atlete della squadra di sincro della Rari Nantes Bogliasco categoria ragazze, domenica scorsa però non hanno partecipato ad una gara di nuoto sincronizzato ma ad una corsa podistica.

Per un giorno hanno lasciato trucco, parrucco e paillets per indossare scarpe da ginnastica, calzoncini ed una maglietta con su scritto “io corro con Giulia”. Giulia aveva 17 anni è morta un anno fa a causa di una malattia portata da disturbi alimentari, la sua famiglia, straziata da dolore non ha mai mollato, ha fondato un’associazione a lei intitolata, come simbolo un fiocchetto lilla ed ha organizzato questa maratona, già alla seconda edizione.

Il motivo che ha portato a questa partecipazione lo racconta Ada Queirolo, responsabile e allenatrice della Rari Nantes Bogliasco: “Era importante che ragazze di tredici anni partecipassero a questa iniziativa. Giulia era giovane, molto giovane, era come loro e ora non c’è più per colpa di una malattia subdola e maledetta che striscia, si insinua nelle nostre famiglie e quando te ne accorgi è troppo tardi. L’anoressia e la bulimia sono purtroppo argomenti tabù, non se ne parla, non si vuole affrontare il problema e anche nel nostro ambiente è ben presente”.

Come hanno reagito le ragazze: “Erano molto contente, cinque chilometri e mezzo di corsa, su e giù per le creuze di Pieve Ligure, hanno partecipato con entusiasmo e con profitto piazzandosi tra le prime”.
Perché non si parla di questi argomenti? “Non lo so – commenta l’allenatrice – noi cerchiamo la perfezione nel corpo e nei gesti, ma anche un corpo magro ha bisogno di nutrimento, una dieta equilibrata ci permette di raggiungere importanti risultati: troppo magro è brutto e pericoloso e non può sopportare né allenamento né competizione”.

Una famiglia, quella di Giulia che non molla: “Trovo giusto portare avanti queste iniziative. Perdere un figlio è devastante ma sono riusciti a trasformare la disperazione in forza, per aiutare gli altri, tutte quelle famiglie disperate che troppo spesso per vergogna non chiedono aiuto” conclude l’allenatrice.

La lettera che Stefano Tavilla, papà di Giulia ha scritto a nome di sua figlia:
«Sono Giulia una ragazza di 17 anni che ha incontrato sulla sua strada 4 anni fa una malattia (le malattie ci scelgono, non le scegliamo noi): l’anoressia, divenuta poi bulimia. Il percorso è stato molto variegato per me e i miei famigliari a causa della mia cocciutaggine, è una nostra prerogativa vediamo cose che gli altri non vedono, soprattutto per quello che riguarda il nostro corpo. Ho frequentato il Gaslini (dieta) il centro di Quarto,unico nel suo genere in Liguria ma purtroppo molto dispersivo,dove facevo anche terapia psicologica. Niente,non ne volevo sapere di farmi aiutare,allora i miei genitori disperati decisero di buttare un po’ di soldini con il luminare di turno. Ritorno a Quarto nel 2010 dove il medico che mi controlla mi fa conoscere una giovane terapeuta con cui inizio ad aprirmi,ma gli scade il contratto. Papà dice che non c’è problema (chissà per gli altri). A inizio 2010 mi si accende una lampadina,sarò mica io che sbagliavo? Voglio guarire. Riunione urgente al centro di Quarto, a Pietra Ligure non posso andare (lì tamponano quelle messe proprio male); tre opzioni: Parma, Riva del Garda, Vicenza. Scelgo l’ultima, clinica privata convenzionata, come in Liguria fanno solo per ortopedia e cardiovascolari. Capisco che la mia malattia non rende, niente interventi chirurgici, niente protesi; ma se noi giovani non ci fate invecchiare non ci farete neanche l’anca! Comunque 40 giorni per l’appuntamento dopo lista d’attesa, ma io non mi sento tanto bene e il medico di Quarto che lavora su statistiche dice che non sono così grave. Adesso io sono partita per un altro viaggio ma ho detto al mio Papa’ di pensarci lui, che è uno testardo, dice che siccome siete sempre senza soldi si potrebbe fare della sana prevenzione, che costa poco. Almeno questo me lo dovete, io mi sono sacrificata. Grazie, Giulia Tavilla».