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Bersani a Genova: “Siamo una grande famiglia. Sulle primarie chiederemo copyright” foto

Genova. “Siamo tutti una grande famiglia”. L’abbraccio del Pd al candidato outsider del centrosinistra Marco Doria, siglato dalle parole del segretario Pierluigi Bersani, è arrivato, almeno formalmente, di fronte a una piazza Matteotti gremita, come nelle grandi occasioni.

Tutti i rappresentanti del Pd al gran completo sul palco: i segretari Lorenzo Basso e Giovanni Lunardon, Mario Tullo, Claudio Burlando, Alessandro Repetto, gli eurodeputati Francesca Balzani e Sergio Cofferati, la senatrice Roberta Pinotti per la prima volta quasi a fianco di Marta Vincenzi, prima tra le fila del pubblico e poi accompagnata sul palco dal segretario Basso, tra Doria e Burlando.

“Il rilancio del centrosinistra parte da Genova e non solo – ha detto Bersani poco prima alla stampa – Si vota da noi, in Grecia, in Serbia e in Germania. Anche noi dobbiamo dare il nostro contributo perché si possa chiudere un ciclo e cambiare strada dopo tanti anni di governo delle destre”. Secondo il segretario del Pd, oggi a Genova per chiudere la campagna elettorale di Marco Doria, oltre al “dovere di dare buoni sindaci e amministratori” c’è anche quello di “respirare questa aria di cambiamento e di spinta verso una nuova piattaforma, contro il populismo”. Come in Francia, “contro una destra anche parafascista che cancellebbe la dimensione europea. Genova democratica, progressista e civica darà un bel segnale”, ha detto Bersani.

A Genova, oggi, Bersani si trova benissimo, lo ha detto lui stesso: nessun imbarazzo, sulla carta, nel sostenere un candidato non targato Pd, nessun timore di perdere peso politico sotto il vento della lista civica di Doria. “Non avete capito cosa è il Pd, i nostri candidati non vanno in via Bellerio o a Arcore, non siamo un partito che nomina sindaci, assessori e consiglieri Rai, io vado a sostenere i sindaci che la gente ha scelto”. E quindi sulle primarie: “Sempre e comunque favorevoli alle primarie”. Certo “non sempre sono rosee e fiori, ma aggiusteremo”. Anzi, ora “chiederemo il copyright – ha aggiunto salomonico Bersani – in Francia le fanno, la Spd sta discustendo, i laburisti si informano”.

Ma la spina nel fianco, alla vigilia di elezioni importanti e su cui si agita – Genova non è esente- il fantasma dell’astensionismo e dell’antipolitica, si chiama governo Monti. “Ci siamo messi in una posizione scomoda – ha ribattuto Bersani – gli altri dovrebbero stare zitti almento un giro, il governo a volte sbaglia ma è carico dell’eredità di chi ci ha portato sull’orlo del baratro. Continuerò a combattere sulle nostre idee, ma l’Italia, ora, ha bisogno di mettersi in sicurezza”.

Sull’Imu “troppo pesante”, il Pd rilancia da Genova la sua ricetta: “proponiamo che sia alleggerita e affiancata da un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari. In subordine all’argamento della fascia di esenzione” caricando di più, “a partire da 1 milione di euro in su”. L’imu poi “dovrebbe essere attribuita ai Comuni anche riducendo i trasferiemnti erariali del Governo per dare una vera autonomia ai Comuni”.

Infine una battuta per Marta Vincenzi che oggi nell’ultima riunione di giunta aveva ribadito la necessità di un cambiamento per un Pd moribondo “Abbiamo da migliorare, non troppo da cambiare – ha concluso Bersani – certo, però, non abbiamo in vista la morte. Lo dimostra il fatto che noi, al contrario di altri, continueremo a presentarci come Partito Democratico. Nessun restyling, orgogliosi, con i nostri difettucci che poco a poco miglioreremo”.