Cronaca

Progetto San Francesco: “Il denaro confiscato ai mafiosi vada a sostegno del lavoro”

Genova. Il giorno del trentesimo anniversario dell’omicidio di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo il Progetto San Francesco, con le Federazioni che lo sostengono, Filca Cisl e Fiba Cisl in testa, chiede al Presidente Monti e al Consiglio dei Ministri un’azione concreta che inauguri una nuova stagione di antimafia responsabile e propositiva. Subito il 35% dei soldi confiscati ai mafiosi vada a sostegno delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese in difficoltà, attraverso una rete di microcredito sociale.

Per farci più forti, e per proseguire il lavoro culturale e politico di La Torre e Mattarella, riprendiamoci anche il 21% dei capitali recuperati dalla lotta all´evasione fiscale, indispensabile per riattivare i prestiti “d’onore” per i giovani e le donne in ingresso, capaci di fare impresa e occupazione. Noi vogliamo un nuovo modello sociale, lavoriamo insieme per il welfare della legalità!
La campagna nazionale e popolare “Ricicliamoli! i soldi tolti ai mafiosi vadano per il sostegno al lavoro e contro l’usura” sarà lanciata a Firenze il 26 maggio, durante la prossima edizione di Terra Futura.

“Pio La Torre ha avuto il grande merito di comprendere il valore politico ed economico della confisca dei beni e dei capitali ai mafiosi, primo passo per la delegittimazione dei clan e primo strumento per indebolirne l’organizzazione militare delle mafie. Adesso per onorare la memoria di La Torre serve un’azione più forte e collettiva, un patto sociale di responsabilità sociale tra istituzioni e politica, tra associazioni e imprese, tra saperi e sindacato, per colpire il consenso sociale della mafia, soprattutto al nord” – Battista Villa Presidente del Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco.

“La Torre sapeva bene che togliere i soldi ai mafiosi era un primo passo per bloccare le mafie, oggi tuttavia la zona grigia o “terzo livello” continua una trattativa economica con le cosche, soprattutto nelle zone più sviluppate del Paese. Oggi è in atto una vera e propria campagna acquisti delle cosche per accaparrarsi imprese e debiti, con i boss consapevoli della gravità della crisi. Chiediamo ai professionisti, commercialisti e notai in testa di dire no al ricatto mafioso e denunciare le pressioni. Serve subito un manifesto etico del territorio, che includa i protagonisti sociali e che confischi il potere seduttivo dei mafiosi, condannandoli a perdere” – Alessandro de Lisi Direttore del Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco.