Primo Maggio, la grande distribuzione apre i negozi: è sciopero anche a Genova - Genova 24
Cronaca

Primo Maggio, la grande distribuzione apre i negozi: è sciopero anche a Genova

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Genova. Non sarà festa ma sciopero: è il primo maggio anomalo dei lavoratori del commercio aderenti alla Filcams Cigl che, domani, incroceranno le braccia in segno di protesta contro la decisione di Federdistribuzione di aprire i negozi anche in occasione della festa del lavoro.

Se, infatti, l’anno scorso le parti si erano accordate sulla base della normativa regionale per cui era disposta la chiusura in alcune festività, tra cui appunto il primo maggio, (solo Mercatone Uno aveva disatteso i patti ricevendo poi una sanzione dal Comune) quest’anno con l’approvazione del decreto Salva Italia sulle liberalizzazioni, l’accordo per la chiusura, firmato il 17 aprile, e di fatto di natura meramente politica, ha comunque visto sindacati e associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, Legacoop) sulla stessa linea, mentre Federdistribuzione non ha presenziato al tavolo concertativo. Domani quindi i gruppi aderenti, da Coin (che comprende anche Oviesse e Upim), Rinascente, Pam e Carrefour, allo stesso Mercatone Uno, anche nel capoluogo ligure hanno chiesto ai propri dipendenti la disponibilità per il giorno festivo. Restano invece chiusi Ikea e il centro commerciale Fiumara.

“E’ paradossale ma siamo stati costretti a farlo – spiega Aurelia Buzzo, Filcams Cgil – lo sciopero di domani è un atto dovuto e un segnale politico importante, all’interno della più ampia battaglia contro le liberalizzazioni”. A tal proposito, e in particolare contro riforma del lavoro, giovedì 3 maggio i lavoratori della Filcams effettueranno un presidio davanti alla Prefettura di Genova dalle 9 alle 12.

“E’ passato qualche mese ma gli effetti delle liberalizzazioni non sono quelli sperati – aggiunge e sottolinea Buzzo – le aziende continuano a essere in crisi e a chiedere però sempre più flessibilità ai lavoratori, che per altro, nel nostro settore, sono spesso giovani donne alle prese con la conciliazione”. Secondo le organizzazioni sindacali c’è poi un dato incontrovertibile: i consumi si rialzano aumentando il potere d’acquisto e non il numero di ore o di giorni di apertura. “Si tratta di combattere un fenomeno culturale, l’approccio alla spesa è cambiato e le persone, ormai, anche durante i giorni di festa si riversano nei grandi centri commerciali”. Con un doppio paradosso: “Si rischia di vedere i centri pieni e i negozi vuoti, perché la gente non può comunque spendere, mentre la piccola distribuzione e i Civ lottano sempre di più per sopravvivere”.