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Lavoro, Monti: ”Riforma storica”. Sul reintegro deciderà il giudice

La riforma del mercato del lavoro rappresenta un “impegno di rilievo storico per l’Italia”. E’ quanto ha sottolineato il presidente del Consiglio, Mario Monti, illustrando la riforma nel corso di una conferenza stampa.

Una riforma, ha detto Monti, che “intende realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in grado di contribuire alla creazione di lavoro”, che garantirà “crescita sociale ed economica” e la “riduzione permanente del tasso di disoccupazione” e con la quale “crediamo di aver raggiunto un punto di equilibrio”. E ora, “vogliamo risolutamente che l’Italia esca dall’emergenza e da una fase prolungata” in cui la velocità della crescita è stata inferiore rispetto agli altri Paesi dell’eurozona.

Quanto alla flessibilità, ha spiegato il presidente del Consiglio, “tema molto discusso, esce da questa riforma in modo molto equilibrato e sereno”. Il giudice potrà intervenire a tutela dei lavoratori in caso di “licenziamenti ingiustificati di carattere discriminatorio” ma, ha avvertito il professore, c’è “la necessità che i giudici del lavoro non entrino troppo in valutazioni che appartengono alla responsabilità del datore del lavoro”. Con la riforma, ha poi aggiunto, “si è anche cercato di lottare contro forme di precarietà per quanto riguarda la flessibilità in entrata”.

Al ddl ha “veramente collaborato in modo collegiale tutto il governo” ha rimarcato il presidente del Consiglio. E il ddl “viene trasmesso oggi al Parlamento essendo state raggiunte, dentro il governo, quelle intese tipiche di un ddl approvato ‘salvo intese'”. L’auspicio è di “un iter approfondito ma anche spedito. In una riunione avvenuta ieri il governo si è assicurato la condivisione delle linee del progetto e anche delle linee dettagliate su alcuni aspetti sensibili, da parte dei leader politici che sostengono il governo e adesso guardiamo con rispetto e speranza” ai lavori del Parlamento. Monti ha anche rimarcato che “nessuna singola riforma può dare la svolta, ma l’insieme di quello che abbiamo introdotto in questi mesi è un pacchetto piuttosto importante per rilanciare l’Italia su basi stabili”.

Nel corso del suo intervento il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha evidenziato che il dialogo sulla riforma “è stato sincero, anche di diverse ore a tu per tu con i leader sindacali”, replicando anche a Luigi Angeletti che ieri aveva parlato di licenziamento per la titolare del Welfare: “Gli italiani vedranno se questo ministro merita il licenziamento per giusta causa…”.

Durante la conferenza stampa c’è stata una piccola gaffe del ministro che ha confuso ddl con dl, nella presentazione del provvedimento. “Bisogna farlo vedere. Il decreto legge esiste, esiste” ha detto Fornero. Il disegno di legge, ha quindi spiegato mostrando il testo, è all’esame del Presidente della Repubblica che “lo firmerà se gli piace”.

La riforma, ha rimarcato il ministro, riguarda tutto il Paese “nel medio lungo periodo. Non è scritta per il 2013 e per il 2014 ma è scritta per gli anni futuri”. Con la riforma, ha aggiunto, “non blindiamo più il lavoratore a quel particolare posto di lavoro, per cui, una volta conquistato è tuo per sempre, ma ci sono cirostanze in cui c’è un distacco tra lavoratore e datore di lavoro”. Ed ha spiegato le ragioni per le quali il contratto a tempo determinato “costerà un po’ di più”. “Il lavoro temporaneo è un fattore produttivo e i fattori produttivi si pagano sempre – ha scandito – Abbiamo messo un contributo per la disoccupazione che ci serve come parziale finanziamento dell’Aspi. Ma c’è un premio per la stabilizzazione”. Fornero ha anche annunciato che “ci sarà una quarta delega sul pubblico impiego” che sostituirà l’attuale articolo 2 del ddl di riforma del mercato del lavoro.

Quindi l’articolo 18, che “è stata una grande conquista” del passato ma è necessario “adeguarsi ai cambiamenti del mondo anche traendo vantaggi ed evitando svantaggi, senza chiuderci” ha affermato Fornero. “Le economie più fossilizzate hanno il più alto tasso di disoccupazione” ha rilevato, mentre “tutte le economie che hanno un basso tasso di disoccupazione strutturale sono economie in cui i flussi in entrata e in uscita sono molto più rilevanti”.

Entrando nel dettaglio, Fornero ha spiegato che per i licenziamenti economici sarà previsto un indennizzo pari a 12/24 mensilità e in caso di “manifesta infondatezza” o meglio, come suggerisce il premier Monti, per “manifesta insussistenza” del licenziamento per motivi economici “il giudice può decidere il reintegro”.

La nuova riforma del mercato del lavoro prevede inoltre “una procedura di conciliazione nella quale si cerca di vedere se c’è una ragionevolezza nel licenziamento e le parti si accordano” e “il sindacato avrà un ruolo”, ha assicurato il ministro.