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Genova, in piazza il settore delle riparazioni navali: “A rischio il lavoro di tutti, servono strutture adeguate”

Genova. Grande mobilitazione del settore riparazioni navali, scaturito dall’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, ovvero la messa in cassa integrazione dei lavoratori dei Cantieri Mariotti, ma che nasce da gravi problematiche che riguardano l’intero settore, cioè la mancanza di strutture adeguate per poter attirare l’offerta.

Per quanto riguarda la Mariotti, sono 110 i dipendenti, fra impiegati e operai, che sono stati messi in cassa integrazione a zero ore perché mancano le commesse. “L’azienda ha detto che la cassa integrazione serve nell’attesa di avere la nuova commessa, che è in arrivo, ma la preoccupazione è tanta – spiega Bruno Manganaro, Fiom Cgil Genova – A noi sembra che la volontà sia quella di iniziare un procedimento a Marsiglia, insieme ai coreani e questo ci preoccupa molto. La Mariotti rischia di tirare con sé anche i cantieri San Giorgio e senza queste due importanti attività, attorno a cui gravita circa il 70%-80% del lavoro, rischieranno di chiudere o spostarsi anche le realtà più piccole”.

Alla protesta, infatti, si sono uniti tutti i lavoratori del settore riparazioni navali, che prima si sono recati dal presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo, e poi dal Prefetto di Genova. “Abbiamo chiesto al presidente Merlo, che si è dimostrato disponibile, di fare sistema e cercare di trovare soluzioni per attrarre nuove commesse, visto che nel 2011abbiamo registrato il numero più basso di navi lavorate nell’arco degli ultimi 20 anni, ovvero 86. Bisogna capire come gestire al meglio l’ente bacini – spiega Alessandro Vella, segretario Fim Cisl Genova – la seconda richiesta è quella che abbiamo avanzato al Prefetto in merito al sesto bacino, che tuttora manca della valutazione di impatto ambientale da parte del ministero dell’Ambiente”.

Il sesto bacino, infatti, è fondamentale per l’accoglienza delle navi di nuova generazione. “Il problema riguarda tutto il settore, non solo la cassa integrazione della Mariotti – conclude Vella – Molti lavoratori di altre aziende, purtroppo, sono in cassa integrazione e altre realtà sono già sparite da Genova. Abbiamo le più qualificate maestranze d’Italia, ma mancano le strutture, requisito fondamentale per attirare nuove commesse. Dobbiamo attuare i progetti fondamentali e riportare a Genova il lavoro che è già stato trasferito altrove, in particolare a Marsiglia”.

Grande la preoccupazione dei lavoratori della Mariotti. “Mancano le commesse, ma è difficile averne di nuove perché mancano i bacini adatti – spiega Paolo Santol, Rsu – sembra inoltre che i nostri governanti si siano dimenticati di noi”.