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Genova, blitz No Tav nella sede del Pd: “Non hanno il diritto di usare l’espressione bene comune” foto

Genova. “Oggi ancora una volta Genova risponde all’appello della Val di Susa e si mobilita per sostenere la lotta No Tav”. E’ quanto rende noto il movimento genovese che questo pomeriggio, in risposta all’appello proveniente dalla Val Susa, ha occupato simbolicamente e sanzionato con manifesti la sede centrale del Partito Democratico di Piazza della Vittoria a Genova.

“Quella della Valle – scrivono – è una lotta che non parla solo di Alta Velocità, ma esprime tutta la ricchezza di una comunità che si batte in difesa dei territori contro le devastazioni ambientali, contro le speculazioni e le infiltrazioni mafiose, di tanti e diversi che praticano quotidianamente democrazia radicale e partecipata opponendosi ai diktat di un governo che rappresenta soltanto gli interessi dell’alta finanza, di tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei beni comuni.

Il bene comune si declina nelle lotte per i diritti dentro e fuori il posto di lavoro, nella rivendicazione di un nuovo welfare che sappia far fronte alla precarietà dilagante, nella difesa dell’istruzione dalle privatizzazioni, nella condivisione e nel libero accesso al sapere. Bene comune significa difendere ciò che è di tutti dagli interessi di pochi, ci chiediamo allora come sia venuto in mente al Partito Democratico di utilizzare questa espressione per il convegno tenutosi due settimane fa proprio nella nostra città: “Italia bene comune”, per l’appunto.

Un Partito che sostiene il governo della finanza – sottolineano – che ha avvallato la riforma delle pensioni, che si appresta a sostenere un’ulteriore deregulation del mondo del lavoro e sostiene l’occupazione militare della Val di Susa non ha il diritto di utilizzare questa espressione. Siamo qui oggi, anche perchè ad un mese dalle elezioni amministrative, ci chiediamo quale sia il modello di città che il PD immagina, ci chiediamo se anche sui nostri territori verrà utilizzata la violenza degli espropri e della militarizzazione per realizzare opere dal terribile impatto ambientale come la Gronda e il Terzo Valico.

Mentre ai cittadini si chiedono sacrifici e austerità in nome del pareggio di bilancio, ci si appresta a realizzare un’opera – il Terzo Valico, appunto – dal costo enorme di 6 miliardi e 200 milioni di euro (all’incirca la stessa cifra che il governo prevede di incassare con la recente riforma delle pensioni!), sulla quale utilità, per altro, ci sono molti pareri contrari – si pensi che le attuali 5 linee esistenti per collegare la Liguria con la pianura padana sono utilizzate solo al 30% delle loro possibilità. Come se non bastasse, si andranno a bucare montagne nelle quali è certo vi sia una grande presenza di amianto, con enormi danni al paesaggio, alla salute degli abitanti e il rischio di contaminazione delle falde acquifere.

La linea ad alta velocità Torino-Lione e il Terzo Valico, oltre ad essere opere ad alto rischio di infiltrazione mafiosa, sono due emblemi di un modello di sviluppo fallimentare, quello che ci ha portato alla grave crisi economica e politica di questi ultimi 4 anni, un modello nel quale si ha più a cuore la velocità alla quale viaggiano le merci, piuttosto che la salute e i diritti dei cittadini.

A Genova vogliamo raccogliere l’insegnamento che viene dalla Valle per immaginare e costruire un percorso di resistenza alle speculazioni sui nostri territori; una delle prime tappe di questo cammino sarà una grande assemblea cittadina che si terrà giovedì 19 aprile presso l’auditorium di San Salvatore alla quale interverranno tra gli altri Alberto Perino, storico portavoce della lotta No TAV, Don Andrea Gallo, Livio Pepino, già membro del CSM e molti attivisti impegnati da anni nella lotta No TAV in Val Susa e in quella contro il Terzo Valico”.

Infine, “un messaggio chiaro a chi pensa che a colpi di denunce si possa fermare il movimento: le 71 denunce, di cui abbiamo appreso dai giornali, per la contestazione al procuratore Caselli non sono che l’ultima prova di come la ‘giustizia’ possa diventare un potente mezzo di repressione del dissenso, ma sicuramente non serviranno a fermare questa lotta ventennale. Non ci piangiamo addosso, continueremo a metterci in gioco in prima persona per difendere i territori e i beni comuni, proprio come hanno fatto gli attivisti che dal 26 gennaio vedono preclusa la propria libertà. Vogliamo tutti fuori dal carcere, vogliamo Gabriele e gli altri attivisti liberi a tutti gli effetti. La Valle non si arresta”