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Accertamenti e intercettazioni illegali: “spioni” a processo anche a Genova

Genova. Tocca anche Genova l’indagine partita dalla Procura di Torino che nel maggio 2007 ha portato all’arresto dell’investigatore privato Giovanni Capranico accusato, insieme a un ispettore di polizia di Rivoli, a un appuntato dei Carabinieri e a un ex dipendente Telecom, di associazione per delinquere finalizzata all´accesso abusivo al sistema informatico, rivelazione di segreti e abuso d´ufficio.

Una rete di spionaggio piuttosto “artigianale” ma che nei metodi assomiglia però parecchio alla molto più famosa indagine sugli “spioni” Telecom-Sismi che proprio nello stesso periodo aveva portato a 21 arresti eccellenti tra cui quello di Mauro Mancini, ex numero due del Sismi, Giuliano Tavaroli, ex direttore della Security del Gruppo Telecom Italia, e l’investigatore Emanuele Cipriani.

Anche il protagonista di questa storia, Giovanni Capranico, la cui agenzia investigativa aveva una sede anche a Genova (oltre a Torino, Napoli e Imperia) poteva vantare “assistenti” nelle forze dell’ordine e all’interno di Telecom e ha condotto indagini illegali a carico delle persone più disparate: dipendenti di aziende, avvocati, persone comunissime coinvolte in sinistri stradali, mogli sospettate di adulterio.

Il problema però erano i metodi: pedinamenti ma anche intercettazioni non autorizzate, controlli su dati bancari, gps illegamente posizionati sulle auto dei “controllati”, microspie piazzate ovunque.

A Genova Capranico è accusato di interferenza illecita nella vita privata (lo difende l’avvocato Lina Armonia). La vittima in questo caso è Giuseppe Ruta, 38 anni, ex fiduciario della compagnia assicurativa Fondiaria Sai originario di Mondragone, in provincia di Caserta. I fatti risalgono al 2007, quando l’ex collaboratore si accorse di essere pedinato.

“Tutto è partito da una lettera anonima, probabilmente spedita dallo stesso Capranico, recapitata all’azienda per cui lavoravo in cui si fa il mio nome e quello di alcuni dipendenti alludendo a una presunta infedeltà all’azienda stessa”. Tanto basta perché quattro funzionari della Fondiaria Sai decidano di assumere un investigatore privato che si mette a indagare con mezzi non proprio leciti usufruendo della collaborazione di un appuntato dei carabinieri, Carmine Cuna, sul quale ora pende un processo a Napoli e anche un’indagine della Procura militare, che accedeva ai dati del Ced utilizzando la password del suo superiore.

“Mi hanno pedinato, hanno controllato i miei conti bancari e quelli di mio padre, hanno messo le microspie sul mio luogo di lavoro” racconta Ruta, che ha denunciato anche i quattro funzionari di Fondiaria, mentre i vertici dell’azienda che fa capo alla famiglia Ligresti hanno sempre negato di aver assunto un investigatore privato.

“Eppure come si legge chiaramente dalle carte dell’inchiesta torinese Capranico era stato regolarmente assunto, lo dichiara lui stesso” precisa Ruta che che dopo le varie denunce presentate, ha perso il lavoro.

Dal 2009 Ruta porta in giro per i vari tribunali italiani la sua battaglia per ottenere un risarcimento danni: “Qui a Genova, da dove Capranico ha avviato le indagini illegali contro di me, il pubblico ministero voleva archiviare l’inchiesta, ma proprio questa mattina il gip Massimo Cusatti ha rigettato l’archiviazione e chiesto al pubblico ministero Silvio Franz di ripendere in mano le carte e sentirmi come teste”.

Accanto a Genova indagano a vario titolo su Capranico e soci le Procure di Torino, Napoli, Larino (Campobasso) e Avellino: si va dall’abuso d’ufficio all’estorsione.