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La Liguria perde 150 mila imprese in 4 anni, Confesercenti: “Se chiudono le Pmi, chiude l’Italia”

Liguria. La rete delle piccole e medie imprese, oggi, rischia di essere messa in ginocchio dalle misure al vaglio del Governo: dalla liberalizzazione selvaggia alla criminalizzazione degli esercenti tramite l’istituzione di black list e la spettacolarizzazione dei blitz anti-evasione.

Dai provvedimenti legislativi emanati tra il 2010 e oggi, il quadro del commercio è infatti “disastroso”. “I numeri sono impietosi e si vede soprattutto nelle saracinesche abbassate che punteggiano in maniera sempre più frequente le nostre città, nonché nelle difficoltà che i nostri soci e tutte le imprese incontrano quotidianamente in maniera sempre più pressante”. E’ il grido d’allarme di Patrizia De Luise, presidente regionale Confesercenti oggi a Roma per un evento di sensibilizzazione sul tema.

“È ora di voltare pagina – prosegue De Luise – a cominciare dal fisco, istituendo un regime semplificato per le piccole e micro imprese. Proseguendo nel mercato del lavoro, dove si sono fatti passi avanti, ma si poteva fare di più. Continuando con la programmazione da parte degli enti locali, a cui sono state demandate le competenze in materia di commercio e a cui chiediamo di non abdicare a questo ruolo. E poi sugli orari, chiedendo al Governo di fare un passo indietro in nome di una disciplina più equilibrata. Ed ancora su INPS e INAIL dove non è possibile impostare ragionamenti senza tenere conto delle risorse che vengono versate dai singoli comparti: ad esempio, dal 2002 al 2011, l’avanzo dell’INAIL per la gestione del comparto industriale è stato di 500 milioni di euro, contro i 9378 milioni per il terziario”.

I numeri: tra i 3530 e 5180 euro di maggior prelievo annuo a carico dei piccoli imprenditori commerciali (ipotesi di piccolo imprenditore commerciale con fatturato annuo di € 50.000, negozio di 100 mq), tra contributi sociali (+ € 450-1200), uscita dal regime dei “minimi” (€ 1500,00), aumento dell’IMU (dai € 700 di Milano ai 1600 di Roma), TARES (nuova tassa rifiuti, +30 €) e aumento IVA (+ € 850, oltre la media europea), senza considerare il “doppio” prelievo che gli operatori del commercio sopportano come persone fisiche: addizionali regionali e comunali IRPEF, contributo di solidarietà, accise su benzina e gasolio, imposta di bollo su titolo, strumenti e prodotti finanziari e così via.

E poi “liberalizzazione selvaggia degli orari in nome di un adeguamento alla normativa europea che, in realtà, non prevede nulla di tutto questo in nessun stato dell’Unione e campagne di criminalizzazione dei commercianti a colpi di black list, bollini e spettacolarizzazione dei blitz anti evasione”.

Inoltre la Liguria presenta un saldo negativo delle imprese: -0,4% al 31/12/2011 rispetto al 2010, a livello nazionale abbiamo perso oltre 150.000 imprese negli ultimi 4 anni. Consumi in calo, al netto dell’inflazione dei beni di consumo, del 4,5% (che arriva al 14% se consideriamo il dato a partire dal 2008).

“Va tenuto presente che, in Liguria il totale, degli occupati tra dipendenti e imprenditori è di 504.000 unità nel terziario, corrispondenti al 76,4% della forza lavoro totale. Crediamo che, sulla base di questi numeri, questo settore abbia meritato e meriti ogni giorno maggiore considerazione. Se chiudono le Pmi, chiude l’intera Italia”.