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Genova, cardinale Bagnasco: “La ristrutturazione in sé, senza cercare commesse, non crea lavoro”

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Genova. Proprio nella giornata del grande sciopero e della manifestazione indetta dalla Fiom per salvare l’articolo 18, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, durante l’omelia pronunciata a Genova in Cattedrale nella messa per il mondo del lavoro in occasione della festa per San Giuseppe, è intervenuto per esortare l’intero mondo del lavoro a “dismettere i vecchi modi di pensare, i vecchi costumi”.

E’ tempo di dire basta ai “no pregiudiziali”, è tempo di voltare pagina. Questa l’esortazione che Bagnasco, da Genova, ha rivolto a tutta Italia. Parlando alla sua ‘amata città”, il cardinale ha chiaramente rivolto il suo pensiero alle tensioni che attraversano l’intero mondo del lavoro italiano. Per dire, da Genova, che “se ogni progetto di sviluppo deve attendere tempi irragionevoli, consensi apparenti e resistenze reali in nome di alternative ipotetiche, pretestuose o tardive, allora la Città perde opportunità concrete di lavoro” ha detto. E’ tempo di cambiare, è tempo di “dismettere la sonnolente inerzia” fatta di egoismi individualistici di parte.

E’ tempo – ha scandito – “di dismettere vecchi modi di pensare e vecchi costumi che, mentre cercano di mantenere se stessi, affossano Genova e con lei i suoi figli”. Basta con i “no pregiudiziali”, e basta con il “sospetto”. “Se non si smette di guardare ogni novità con sospetto, come se ogni iniziativa dovesse nascondere chissà quale speculazione indebita, e se ogni intrapresa deve affrontare l’esasperante corsa a ostacoli dei no pregiudiziali, dei silenzi tattici, allora la Città diventa invivibile e gli investimenti trasmigrano verso lidi più accoglienti e collaborativi”. “Per creare futuro – ha proseguito – dobbiamo mettere in conto anche eventuali disagi temporanei. Ma è la visione d’insieme, non il proprio particolare che deve ispirare e sostenere”. Da qui l’invito di Bagnasco “alla coesione”. Ma nel segno della consapevole autocritica di ciascuno: “Se è più importante che l’altro non faccia bella figura, non abbia successo, non meriti plauso per il coraggio e l’intraprendenza, allora la Città si spegne. Se si perde tempo e forze per ostacolare gli altri nel bene, perché non abbiano merito, perché siamo noi a dover brillare, a occupare la scena, allora la Città si deprime. Se si gode nel cogliere le ombre altrui o addirittura si manovra per crearne ad arte, allora la Città si mortifica ed è umiliata”.

Come i lavoratori, così anche le aziende secondo Bagnasco devono porsi oggi domande chiave: “Si dice che bisogna ristrutturare, e questo spesso è vero. Ma la ristrutturazione in sé, senza cercare commesse in Italia e per il mondo, non crea lavoro. Ridefinire e risanare si riduce ad una operazione di finanza oppure è un impegno di reale sviluppo e di crescita? Si dice che è importante non perdere posti di lavoro. Ma se la ‘testa’ di un’azienda emigra, il resto del corpo quanto potrà resistere?. Si dice che è da difendere la forza lavoro, ma se si lascia che la tecnologia prenda le ali, non diventeremo un luogo di assemblaggio?”.

Questo un passaggio importante dell’omelia del cardinale Bagnasco pronunciata ieri sera a Genova in Cattedrale nella messa per il mondo del lavoro in occasione della festa per San Giuseppe.