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Elezioni Genova, il bilancio non si chiude e Musso attacca: “Mossa politica scorretta”

Genova. Il bilancio di previsione del Comune di Genova per il 2012 non sarà approvato entro la fine della legislatura. Questa è stata la decisione presa dall’attuale amministrazione comunale e duro arriva l’attacco del candidato sindaco Enrico Musso.

Enrico Musso

“Una mossa politica molto scorretta, anche se è comprensibile che prima delle elezioni la coalizione che ha gestito la città in questi anni, e che oggi sostiene il candidato Doria, preferisca non presentare i conti ai cittadini – dichiara Musso – Tuttavia è molto scorretto dal punto vista tecnico perché a giugno il nuovo sindaco, chiunque sia, si troverà a dover approvare un bilancio praticamente a scatola chiusa, pena la decadenza, senza avere minimamente contribuito a determinarlo. Sarà un bilancio preventivo del 2012, che verrà approvato quando buona parte dell’anno se ne sarà già andata. Aggiungo che l’esercizio provvisorio della spesa in dodicesimi, cioè in base ai mesi dell’anno precedente, porterà a fare soltanto le spese correnti e a spendere di più, visto che le risorse del 2011 sono di più di quelle del 2012”.

Bilancio, moschea, Imu: il nuovo sindaco di Genova, che verrà scelto il prossimo maggio, avrà parecchio da fare. “Politicamente non è sorprendente che i nodi spinosi su cui questa maggioranza è sempre stata molto eterogenea e divisa al proprio interno, vengano nascosti sotto al tappeto, sperando comunque di farla franca”, precisa il candidato sindaco.

Nel frattempo il quadro delle candidature è ormai delineato. “Sarà un rush interessante, in cui credo che ogni elettore potrà trovare il concorrente giusto per le proprie aspirazioni – conclude – noi abbiamo fatto oggi una lettura dei bilanci di questi anni e possiamo dire che al di là delle tante cose raccontate, il Comune di Genova spende sempre di più a differenza di quanto avviene nelle altre città, ha delle entrate tributarie molto alte, trasferimenti dallo Stato e dalla Regione più alti delle altre città e scarse entrate extra tributarie, cioè quelle dei proventi della fruizione di beni e servizi pubblici dell’azienda”.