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Doria e il Pd: “Non è necessario sentirci tutti i giorni, abbiamo lo stesso obiettivo: vincere” foto

Genova. Marco Doria, il candidato indipendente del centrosinistra, torna a varcare per il secondo giorno consecutivo l’assemblea nazionale del Pd, terminata oggi a Genova con l’intervento conclusivo del leader Pierluigi Bersani. Ieri forti applausi, oggi, le foto di rito con il gotha del Pd al gran completo (presenti i sindaci delle maggiori città italiane, tranne Michele Emiliano a seguito dell’inchiesta sugli appalti).

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Doria, con il vento in poppa secondo gli ultimi sondaggi che lo danno a un passo dal 50%, ha più volte rassicurato sulla tenuta dei rapporti tra lui e il Pd. “Non abbiamo bisogno di sentirci tutti i giorni, abbiamo una comunicazione lineare”. Nessun dubbio, tiene a sottolineare, sul patto di ferro con il maggior partito della coalizione: “abbiamo lo stesso obiettivo – ha detto il candidato sindaco ai cronisti – vincere le elezioni e portare avanti un centrosinistra che sia capace di parlare ai cittadini”.

Il rapporto con il Pd, quindi, “è sempre stato di correttezza totale, si era detto di rispettare il voto delle primarie e così è stato”, ha sottolineato.

Poi un sassolino dalla scarpa: “Le persone hanno esperienza peché lavorano, ascoltano i cittadini e conoscono i problemi – ha rimarcato rispondendo alle critiche sulla sua mancanza di curriculum politico – Io la porto nell’attività amministrativa, non da professionista della politica, ma da cittadino che si impegna nella politica, la cosa più importante che si possa fare”.

Infine il passaggio dovuto sull’articolo 18: “In un momento di crisi bisogna comunque mantenere delle garanzie per i lavoratori e non ritengo che garanzie legittime per i lavoratori siano in contrasto con la necessità di ridare slancio all’economia del sistema Italia. Pensiamo davvero che i grandi investitori esteri non vengano in Italia perché c’é l’articolo 18? – ha continuato – O non vengono in Italia perché il sistema Paese non è adeguato? Sono le inefficienze del sistema Paese che frenano gli investitori a operare, non l’articolo 18”.

“Questa crisi non è paragonabile a quella del’29. Non ne usciremo presto. Per questo dobbiamo guardare a una politica che difenda i beni comuni – ha concluso Doria – il territorio, i servizi, l´acqua, perché le risorse di ognuno di noi, di tutti i cittadini non sono espropriabili e vanno difese e valorizzate. La cultura non è quella dei rottamatori, io voglio costruire insieme al partito democratico”.