Conciliare lavoro e famiglia? Si può, ma servono politiche ad hoc - Genova 24
Economia

Conciliare lavoro e famiglia? Si può, ma servono politiche ad hoc

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Roma. “Lavoro e famiglia: conciliare si può”. E’ questo il tema scelto dal Quirinale in occasione della Giornata internazionale della Donna. Sono le donne infatti ad avvertire maggiormente la difficoltà di conciliare il tempo di lavoro con quello da dedicare ai famigliari, di cui sono proprio le donne a occuparsi.

Secondo gli ultimi dati Istat le donne tra i 25 e i 54 anni che si occupano di figli e parenti anziani sono più di 8 milioni, di queste il 68,8% al Centro Nord e il 34,6% al Sud e nelle Isole risulta attiva nel mercato del lavoro contribuendo alla formazione del reddito familiare. Questi dati sono confermati anche da una ricerca dell’Ocse appena pubblicata, che sottolinea come in Italia il tasso di attività femminile si attesti al 51%, contro una media dei paesi Ocse del 65%.

Elementi che fanno riflettere sulla necessità di aiutare ed incentivare il lavoro femminile investendo in articolate politiche di work-life balance anche da parte delle stesse aziende che impiegano quote rosa. La carenza di un’efficace politica di conciliazione da parte delle imprese, apre interessanti spazi di sviluppo, anche in Italia, per soluzioni già attive in numerosi paesi europei come i ‘buoni servizio’, voucher utilizzabili in un network di strutture come asili nido, scuole materne, assistenza socio-sanitaria che contribuiscono a migliorare l’engagement delle donne già impiegate e limitano la fuoriuscita professionale delle risorse femminili.

L’azienda che sceglie di investire in un piano di welfare dimostra di avere una visione di lungo periodo e i vantaggi sono molti: cresce il potere di acquisto dei dipendenti a costi aziendali inferiori rispetto ad un pari aumento di stipendio ed è un sistema che si autofinanzia grazie ai vantaggi fiscali e al Roi positivo. Se guardiamo ai vicini paesi europei, le esperienze concrete attuate in Regno Unito attraverso i Childcare Vouchers oppure in Francia con Chéque Emploi Service Universel (Cesu) dimostrano come l’adozione del buono servizio sia stata efficace nel promuovere l’occupazione femminile e nel ridurre gli ostacoli alla maternità.

Il 48,7% dei lavoratori non è soddisfatto dei servizi offerti dalla propria azienda e, in particolare, lamenta mancanza di tempo. Tre le richieste troviamo, quindi, in pole position i servizi legati alla persona e al nucleo familiare (88,5%). Lo rileva un’indagine commissionata da Edenred all’Istituto Astra Ricerche.