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Anteprima Diaz, Procacci: “La Cassazione potrebbe annullare il processo, ma la gravità dei fatti resta inconfutabile” foto

Genova. Al contrario di quanto si pensi, produrre un film come “Diaz, non lavate questo sangue”, stasera in anteprima nazionale a Genova, non è stata “una scelta troppo meditata”.

“Io e Vicari ci siamo parlati il giorno dopo la sentenza di primo grado, quella in cui alcuni hanno gridato ‘Vergogna Vergogna’ – spiega il produttore Domenico Procacci – Lì abbiamo cominciato a studiare se, e come, potevamo fare un film che narrasse i fatti della Diaz”.

L’impulso, dice il produttore della Fandango, è arrivato da un timore preciso “che tutto venisse dimenticato, che l’appello confermasse il primo grado, senza colpevoli e con poche condanne, e che nella memoria collettiva sparissero i fatti di Genova”. Invece “man mano ci siamo resi conto che il rischio di dimenticare non c’è”, perché “quello che è successo è ancora molto vivo”. La metafora dei giorni del G8 2001, per Genova, però, continua a essere una: quella di una “ferita aperta e profonda”.

“Genova è il luogo naturale dove questo film deve essere presentato al pubblico – spiega il regista Daniele Vicari – i genovesi, così come gli altri italiani, scopriranno delle cose già scritte, ma che è molto difficile tenere insieme”. Messe così, nel film, diventano una “scoperta”. “Si capiscono le dinamiche dei fatti successi alla Diaz e a Bolzaneto. Ma – precisa ancora Vicari – non è un film contro la polizia, noi raccontiamo la sospensione dei diritti della persona in un paese democratico, la nostra coscienza di cittadini europei si deve interrogare”.

“Questo film può avere un valore diverso – aggiunge ancora Procacci – non dimenticare e in più avere una coscienza di quello che è successo, per fare in modo che non riaccada. Non c’è niente in questi 10 anni che ci faccia dire ‘no non può più succedere'”, sottolinea il produttore.

La pellicola racconta fatti che “non sono in discussione, la notte alla Diaz e la caserma di Bolzaneto” ma quello che può succedere a giugno, quando si pronuncerà la Corte di Cassazione, è “che il processo si debba rifare e gli ultimi, pochi reati condannati, anche in maniera pesante, vadano in prescrizione”. Quindi, nel caso in cui la Suprema Corte azzerasse il processo “è legittimo pensare che possa accadere, la stessa Sezione di recente ha annullato il processo contro Dell’Utri, ha assolto De Gennaro, ma io ho fiducia – commenta Procacci – Spero che vada come è giusto che debba andare”. In caso contrario, “la gravità di quello che è successo undici anni fa non cambia, non diminuisce, resta”. E’ vero però un fatto: se una sentenza di Cassazione in grado di ribaltare l’appello fosse arrivata prima “Diaz, forse, non lo avremmo potuto fare”.

Quattro mesi per girare il film (quasi tutte le scene sono state riprodotte in Romania), e tre anni per leggere le carte dei processi. “Insieme alla mia sceneggiatrice abbiamo letto più di 10 mila pagine, e poi libri, filmati, un lavoro molto complesso ma anche molto appassionante” racconta ancora Vicari.

Il rischio, ripercorrendo le 170 udienze e studiando le carte, è che potesse cambiare, forse incrinandolo, il rapporto con le istituzioni. “Io sono un uomo di sinistra, per me le istituzioni sono una cosa importante – sottolinea Vicari – Le regole più importanti sono quelle legate alla libertà degli individui, se questa viene repressa, la democrazia non esiste più. Il fatto che ciò accada e non venga sanato, questo sì, mette a rischio la mia fiducia nei confronti delle istituzioni”.