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Anteprima Diaz, le voci di chi ha visto il film. Vincenzi: “Un pugno nello stomaco”

Genova. “Il film è un pugno nello stomaco”. E’ questo il primo commento del sindaco Marta Vincenzi all’uscita dalla proiezione dell’anteprima nazionale del film Diaz, che racconta la terribile notte del 21 luglio 2001. “E’ come rivivere quello che è successo 11 anni fa con la stessa intensità però nello stesso tempo avendo già una chiave di lettura che allora non avevamo e che ci arriva grazie alla sentenza. Quindi è ancora più doloroso”.

“Quello fu un momento davvero drammatico per la democrazia del nostro Paese – continua il sindaco con gli occhi ancora lucidi per l’emozione – ancora la città attende che le venga chiesto scusa e questo non è mai successo”.

“Io le ho vissute quelle giornate – racconta una spettatrice, anche lei visibilmente provata dal film – perché vivevo a Genova e abitavo in quella che divenne la zona rossa. Avevo seguito i dibattiti del social forum e ho visto cosa è successo a Genova in quei giorni. Non avevo visto quello che è successo alla Diaz e  l’ho visto stasera”.

Come sempre accade, ci sono però anche delle critiche, come quella di Simona: “Io nel 2001 facevo parte del Genoa social forum e trovo che il film non ci rappresenti, anche se forse non era questo l’intento ma soprattutto a livello di comunicazione visiva credo che il fim non abbia un impatto forte come le immagini che abbiamo visto in questi anni”.

“Non credo che il film volesse rappresentare il movimento” dice invece Laura Tartarini, avvocato del Genoa Legal Forum. “E’ un film sulle violenze della polizia e queste ne escono molto chiare, come anche le responsabilità dei vertici che quella decisione l’hanno presa. I nomi sono tutti di fantasia ma i personaggi sono perfettamente riconoscibili”.

E’ proprio su di lei che il regista Daniele Vicari ha delineato la figura di Francesca, giovane avvocato del Legal forum, che è una delle protagoniste femminili del film: “Il film è fedelissimo e ripercorre la vicenda esattamente per quello che è stata. Sembra un incubo ma è stato tutto vero”.

“E’ un resoconto molto fedele di quanto è emerso nel processo – aggiunge Emanuele Tambuscio, uno dei legali che difeso i manifestanti nei processi relativi ai fatti del G8 – ed è anche un’opportunità per chi il processo, dove si sono succedute le drammatiche testimonianze dei ragazzi, non ha potuto seguirlo perché in primo grado i giudici vietarono l’ingresso delle telecamere”.

E se la Cassazione annullasse la sentenza di secondo grado cambierebbe qualcosa? “Io credo – dice Tartarini – che ci sia sempre una verità processuale e una verità storica. La verità processuale per ora ha dato ragione a noi, poi vedremo, la verità storica è quella che si vede in questo film”.