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Abolizione Provincia, Repetto: “Con il nuovo organismo rinascita di atteggiamenti clientelari”

Genova. Il caso della Provincia di Genova: la più grande delle sette vicine al commissariamento previsto dalle norme nazionali, le prime in Italia a sperimentare il nuovo assetto istituzionale di enti di indirizzo e coordinamento di secondo livello (senza più elezioni dirette), ma con il riferimento “di una normativa confusa, in qualche caso contraddittoria e comunque in costante evoluzione”. Il quadro del caso genovese lo ha presentato il presidente della Provincia Alessandro Repetto oggi a Milano al convegno nazionale organizzato dalla Provincia e dal Comune di Milano a Palazzo Isimbardi.

“Questa trasformazione – ha detto Alessandro Repetto – è conseguente a una campagna mediatica e politica che ha ritenuto di intravedere nelle Province il soggetto istituzionale inutile e negativo la cui soppressione avrebbe consentito la riduzione dei costi della politica, semplificazione del quadro istituzionale, il miglioramento
del rapporto servizi-territorio”.

Rispetto ai costi, il presidente della Provincia di Genova sottilinea che “presidente, giunta e consiglio della Provincia di Genova (800 mila abitanti) hanno un costo di funzionamento (dal bilancio consuntivo 2011) di circa 1 milione 200 mila euro, già riducibile a 1/3 dal 2012 con la cosiddetta Riforma Calderoli che aveva ridotto il numero dei consiglieri dagli attuali 36 a 14 e gli assessori da 12 a 4″.

Le spese di funzionamento per gli organi consiliari e la giunta della Regione Liguria (1 milione e 400 mila abitanti) sono di circa 30 milioni di euro (dal bilancio di previsione 2011). Quelle per le spese di funzionamento e di rappresentanza degli organi consiliari e della giunta della Regione Molise (320.000 abitanti) sono di circa 14 milioni e i partiti, nelle elezioni politiche del 2008, a fronte di spese elettorali per 121 milioni, hanno ottenuto rimborsi per 503 milioni, con una plusvalenza di 382 milioni”.

Alessandro Repetto ha puntato inoltre sulla “necessità di una urgente approvazione della Carta delle Autonomie attualmente all’esame del Senato. Ciò consentirebbe di riportare a una logica e gerarchica dimensione le norme che in questi anni, nell’ambito di provvedimenti di natura finanziaria, hanno di fatto modificato l’assetto istituzionale del nostro ordinamento statale”.

Rendere chiaro e concreto “chi fa che cosa è infatti indispensabile per disboscare enti, consorzi e associazioni che in molti casi denotano scarsa efficacia gestionale, accentramento di potere clientelare, dispersione di risorse finanziarie”. In Liguria Repetto cita due esempi: “nel campo del turismo le competenze sono distribuite su11 enti e nell’ambito dei controlli ambientali 7 o 8 enti si contendono il diritto di intervento. Forse gli imprenditori hanno una qualche ragione a reagire a questi meccanismi infernali”.

Inoltre “l’emendamento presentato dai relatori del provvedimento che sostanzialmente recupera le funzioni della Provincia con riferimento all’art. 21 comma 4 della Legge 42/2009, ripropone il ruolo significativo dell’ente gestore di area vasta”.

Rispetto invece alla “conferma del declassamento dell’ente provinciale a ente di secondo grado e la proposta dell’elezione indiretta del presidente e dei consiglieri da parte dei sindaci e dei consiglieri del Comuni del territorio provinciale” per Repetto “ciò determinerà un affievolimento delle responsabilità individuali e la
rinascita di atteggiamenti clientelari. Presumibilmente il nuovo organismo diverrà il contenitore, all’interno del quale si andranno a riconoscere compensazioni e contropartite tra le forze politiche”.

Un altro aspetto “prioritario per l’agenda parlamentare” riguarda la costituzione delle città metropolitane: “il completamento dell’iter legislativo, mediante l’emanazione dei decreti legislativi, di cui alla legge 42 del 2009, consentirebbe ai Comuni e Province, capoluoghi di regione, indicati quali ipotesi di città metropolitane, di iniziare un percorso, certamente difficile ma entusiasmante, volto alla creazione di un nuovo soggetto istituzionale, capace di rispondere alle esigenze di un territorio sovracomunale e di soddisfare le istanze riformiste
che provengono dalla singola comunità”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro della Provincia che ha guidato per un decennio Alessandro Repetto ha ribadito “io lascio, nonostante l’ordine del giorno votato dal Senato, non sarò commissario della mia Provincia, di una istituzione che ho amato e che vorrei portare nel mio cuore con la vivacità della sua gente e la professionalità dei suoi dipendenti”.