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Sanità, anche i pediatri protestano: sciopero il 24 febbraio

ospedale pediatrico

Anche i pediatri di famiglia scioperano. Il Consiglio nazionale della Fimp, riunito sabato a Roma, ha deliberato la chiusura degli ambulatori per il 24 febbraio, “in difesa della propria pensione e, soprattutto, delle pensioni dei colleghi più giovani”, spiega il sindacato in una nota.

Pur giudicando “importante quanto discusso nel corso dell’incontro tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero e la delegazione Enpam”, la Fimp continua a guardare “con enorme preoccupazione alla possibilità della sottrazione della autonomia gestionale sinora operata da medici per i medici. I medici si sono costruiti in maniera autonoma, con i propri risparmi e senza mai utilizzare alcun beneficio fiscale da parte dello Stato – afferma il presidente della federazione, Giuseppe Mele – il diritto al godimento di un’equa pensione. Oggi lo Stato intende sottrarre i risparmi previdenziali che negli anni sono stati messi da parte. Quello Stato che non ha saputo gestire i propri enti previdenziali vuole oggi dare insegnamenti alle casse privatizzate”.

“E’ un momento importante per le categorie mediche – prosegue – un momento in cui è richiesto l’apporto di tutti i colleghi, nessuno escluso, per dare forza alle nostre giuste rivendicazioni. I principali sindacati dei medici convenzionati hanno concordato una serie di iniziative protratte nel tempo e con modalità esecutive a scacchiera, per mantenere viva, nella considerazione dei media e del Governo, la voce della protesta dei camici bianchi. Tenendo aperto, nel contempo, qualsiasi canale comunicativo con le Istituzioni e la politica, nella certezza della forza delle proprie ragioni”. Nelle prossime ore Fimp, Fimmg e Sumai “indirizzeranno una lettera, già concordata, a tutti i parlamentari italiani, per sensibilizzarli sulla questione”. Quanto alla sciopero, la dirigenza nazionale della Fimp “non è entusiasta” di dover chiedere agli iscritti una serrata, “ben conscia che si tratta di un sacrificio per loro e i pazienti; ma la categoria non può supinamente accettare le mani dello Stato nelle proprie tasche, nel momento in cui il blocco dei rinnovi contrattuali e l’incremento delle spese di gestione degli ambulatori stanno già duramente incidendo sulla vita di tutti noi”, sottolinea Mele.

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