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Economia

Disoccupazione femminile, dati “drammatici”: i sindacati lanciano l’allarme

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“I dati sull’occupazione femminile in Italia ‘sono drammatici’ e il governo deve mettere in campo politiche che favoriscano l’accesso delle donne al mercato del lavoro. Sostenendo anche politiche di conciliazione dei temi di vita e di lavoro”. E’ questa la posizione di Cgil, Cisl e Uil, che oggi hanno partecipato agli ‘Stati generali sul lavoro delle donne in Italia’, al Cnel, a Roma, dove sono stati presentati gli ultimi dati Istat sull’occupazione delle donne.

“I dati di oggi rappresentano dal punto di vista della lettura politica una cosa che noi sosteniamo da tempo -ha spiegato a LABITALIA Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil – e cioè che il modo con cui si è affrontata la crisi non solo non è risultato efficace, tanto è che noi vediamo crescere la disoccupazione e diminuire la quota di occupati, ma in particolare ha colpito due categorie che sono state svantaggiate più delle altre: i giovani e le donne e questo ha un effetto dirompente. Non solo ci parla del nostro futuro, ma anche perché, se non aumenta la quota di occupazione femminile nel nostro Paese, noi avremo sempre una difficoltà strutturale non solo nel mercato del lavoro ma anche nelle politiche dei redditi delle famiglie”.

Una posizione condivisa anche dalla Uil: “I dati che abbiamo sentito -ha sottolineato a LABITALIA Maria Pia Mannino, responsabile nazionale del coordinamento delle donne della Uil- sono veramente drammatici, tenuto conto della situazione di crisi in cui le donne si stanno trovando. Questi dati dovrebbero essere il volano reale per mettere in moto tutta una serie di meccanismi che possano portare a una crescita del lavoro delle donne. Le giovani donne precarie a cui è negato un futuro, di poter acquistare una casa, di poter avere un futuro concreto”.

E secondo Liliana Ocmin, segretario confederale della Cisl, “l’occupazione femminile può essere un volano per l’economia del Paese. L’abbandono del posto di lavoro delle neo madri non è una scelta, ma una conseguenza delle difficoltà di conciliare il ruolo genitoriale con quello lavorativo”. “L’inadeguatezza di politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro -ha continuato Ocmin- si riflette sulle donne, ancora al bivio tra carriera e affetti. Dobbiamo imparare non solo a guardare ma a emulare le politiche di conciliazione degli altri stati europei, che con i loro tassi di natalità e di occupabilità femminile ci confermano che chi non lavora non fa figli. Un Paese che si regge su queste premesse è un paese destinato a invecchiare e a smettere di crescere. La mancata presenza delle donne nel mercato del lavoro italiano va di pari passo con la mancata crescita del nostro Pil”.

“Come Cisl -ha concluso Ocmin- crediamo che la chiave per invertire questa tendenza dannosa per le donne, ma anche per l’economia del nostro paese, sia la contrattazione di secondo livello aziendale e territoriale, strumento centrale per realizzare politiche di conciliazione e di flessibilità che liberino il tempo delle donne e ne favoriscano non solo l’ingresso, ma la permanenza e la crecita professionale nel mercato del lavoro”.

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