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Sampdoria, la solita paura in campo e le solite parole dagli spogliatoi: sotto a chi tocca

Sampdoria

Genova. Campo e controcampo. Nel cinema queste parole si usano per indicare inquadrature successive che prima mettono nel mirino quello che accade dentro un ambiente, una stanza, una casa e poi quello che accade fuori. Campo e controcampo.

Da mesi a questa parte l’attenzione rivolta alla Samp è soprattutto quella del controcampo: il mercato, il cambio di allenatori, le mosse della società e poi, naturalmente, i tifosi. Pacati: Rassegnati. Non fino in fondo. D’altra parte il campo dice: fine girone d’andata, quinta sconfitta in stagione, parte destra della classifica, 26 punti racimolati, 5 punti dalla zona play off, 4 dalla zona play out.

Controcampo: dalla scooterate per scongiurare la serie B alla civilissima protesta di ieri, qualche minuto fuori dallo stadio per poi entrare a partita in corso. “Paziena finita, da domani tocca a voi”, questo lo striscione esposto in gradinata.

Poi in campo la solita Sampdoria, abulica, asfittica, immobile, inchiodata, impaurita, assopita. Al 91’ il Varese con un gol del neo entrato Damonte, arenzanese doc, sbanca Marassi. Parte la contestazione sugli spalti, poi i tifosi si sono assiepati davanti all’ingresso degli spogliatoi dello stadio, in corso De Stefanis, dove hanno atteso l’uscita del pullman della squadra. Il clima è stato teso, ma non ci sono stati scontri.

Ancora controcampo, poi, le Parole del Ds Pasquale Sensibile, nel mirino dei tifosi: “Non c’è niente di sopportabile in questa situazione – ha detto –, siamo arrivati alla fine del girone d’andata in una situazione opposta da quella pensata. Ho il dovere di dire che quello che è accaduto oggi non è accettabile per la Sampdoria e i suoi tifosi. Immagino siano tutti stufi di sentire queste parole, ma è difficilissimo per me e sono obbligato a dirle”. Per poi aggiungere: “Dobbiamo avere la forza di dire che siamo inadeguati, abbiamo fatto diventare anche Marassi un problema, siamo nel grottesco”.

Il controcampo è anche quello di Iachini, il meno colpevole di tutti trai colpevoli, a pensarci bene. E’ arrivato in corsa con la certezza diffusa che la squadra fosse forte ma che le mancava verve, e lui doveva solo mettere benzina. Invece neanche una vittoria, 4 pareggi e due sconfitte. “Chiediamo scusa ai tifosi”, ha detto. E c’è già chi invoca la sua testa.

Intanto c’è chi ricorda e fa sapere che dopo la retrocessione in pole position come papabile direttore sportivo c’era Alessio Secco che avrebbe voluto portare a Genova Antonio Conte (due promozioni dalla B alla A, prima con il Bari e poi con il Siena).