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Puc di Genova, le critiche e le proposte di Legambiente

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Genova. Secondo Legambiente il Puc di Genova dovrebbe avere maggiore interesse pubblico ed essere rivisto in funzione di una urbanistica ecologica, che, conscia della crisi economica e finanziaria in atto a livello locale e globale, sappia utilizzare meglio il suolo urbano e lo specchio acqueo portuale che caratterizza l’agglomerazione genovese, cioè in una maniera più equa nei confronti dei suoi cittadini e più conforme al valore e alle potenzialità del suo patrimonio culturale, produttivo, architettonico e paesaggistico. A precisarlo è Giovanni Spalla, a nome di Legambiente Liguria, nel corso di un convegno sul Puc organizzato dal candidato sindaco Marco Doria.

Spalla spiega che i contenuti dei cinque punti da lui condensati sono frutto di un lavoro collegiale di ricerca e di dibattito, fatto assieme ad Andrea Agostini, all’interno e all’esterno di Legambiente Liguria, così come è avvenuto nei nostri circoli e nelle sedi dei comitati dei vari quartieri della città. Si parte da un punto importante, ovvero idrogeologia e piano urbanistico: integrazione delle prescrizioni dei Piani di Bacino nella tavola di assetto urbanistico del nuovo Puc. “Non c’è integrazione con i Piani di Bacino, si rinvia, quando vengono coinvolte le aree a rischio idrogeologico, ai singoli piani di bacino senza alcuna armonizzazione e contestualizzazione – spiega Spada – Ora, considerando quello che è successo a Genova nelle aree a rischio idrogeologico, portando distruzione e morte a pezzi interi di città e territori, proponiamo che per il territorio genovese la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, individuate dai Piani di Bacino, venga a far parte integrante della carta dell’assetto urbanistico del nuovo Puc. Sarebbe bene, quindi, che il nuovo Piano urbanistico affrontasse direttamente il problema delle aree a rischio, prevedendo per esse destinazioni ad uso collettivo con il divieto ad edificare e demolizioni programmate nel tempo e nello spazio di tutti gli edifici incompatibili con la sicurezza fisica e la gestione sostenibile della città”.

Spalla ha poi affrontato il tema degli spazi pubblici e delle aree verdi. “Scopo principale del nuovo Puc dovrebbe essere quello di salvaguardare e ampliare gli spazi comuni esistenti, da quelli liberi a quelli per servizi, e poi riconfigurare la struttura della città-porto, portando il carico insediativo globale ad un peso sostenibile per tutti i cittadini e non solo per una parte privilegiata di essi – precisa – questo invece non avviene”.

Il rappresentante dell’associazione ambientalista ha poi parlato di infrastrutture per porto e città: la rete ferroviaria metropolitana e nazionale come sistema prioritario di trasporto di cose e persone per la pedonalizzazione e la ciclabilità diffusa del centro e delle periferie. “L’obiettivo del Puc 2011, di costruire una mobilità che abbia la prevalenza dell’uso del ferro rispetto alla gomma, è pienamente condivisibile, ma in completa e flagrante contraddizione con la decisione di costruire la Gronda come sistema autostradale di trasporto delle persone e delle merci tra città e porto, dei parcheggi nel sottosuolo e del terzo valico”, dichiara.

Spalla precisa poi che sarebbe necessario creare un’alternativa alla rendita urbana attraverso un governo pubblico dell’uso economico del suolo e infine di una partecipazione continua di tutte le categorie di cittadini alle idee, all’elaborazione e gestione della redazione e applicazione del Puc; da una valutazione dello stato di fatto in termini di uso del suolo e dello specchio acqueo portuale; dalla carta unificata d’assetto urbano e portuale delle destinazioni d’uso e della configurazione del paesaggio; dalla tutela e restauro dei centri e nuclei storici; dalla riqualificazione e reinvenzione del patrimonio urbano esistente e prevedibile; da un preventivo bilancio economico-sociale, energetico-ambientale ed estetico degli interventi urbanistici scelti con il metodo del confronto tra soluzioni alternative e il criterio dell’utilità pubblica; da regole di attuazione articolate per tipologie urbanistiche unitarie multifunzionali dotate di accessibilità, verde, servizi, impianti produttivi etc.

“Gli schemi progettuali di tali tipologie spettano al Comune, non al privato, perché l’urbanistica è un’azione eminentemente pubblica”, conclude Spalla.

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