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Cronaca

Non solo Fincantieri: in Italia mezzo milione di lavoratori in cassa integrazione

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Mezzo milione di lavoratori in cassa integrazione a zero ore costretti a rinunciare a 8mila euro in meno in busta paga, per un taglio complessivo di 3mld e 650mln. Lo afferma l’Osservatorio Cig della Cgil. Nel rapporto dell’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil nazionale sugli effetti della cassa integrazione lo scorso anno secondo l’elaborazione delle rilevazioni dell’Inps si rileva come si chiuda “l’ennesimo anno terribile per il nostro paese sul fronte dell’andamento economico e produttivo” con poco più di 950 milioni di ore di cig registrate e che porta così il numero di ore totalizzate in questi tre anni di crisi a 3,4 miliardi di ore.

Tre anni che hanno determinato una riduzione del reddito primario di 48 miliardi di euro, solo in parte coperto dati trasferimenti dell’Inps che hanno di fatti compensato solo il 40%. Sul fronte lavoro, invece, le persone coinvolte lo scorso anno a vario titolo dalla percezione di ammortizzatori sociali sono state oltre 4 milioni su 12 milioni e mezzo di assicurati all’Inps, pari a un terzo dei lavoratori. Il numero complessivo di ore di cassa registrate nel 2011, così come la mole di lavoratori coinvolti, ”ci dicono che siamo arrivati ad un punto limite della tenuta del sistema rispetto all’andamento della crisi, come dimostrano le vicende drammatiche alla ribalta in questi primi giorni dell’anno, per tutte Alcoa e Fincantieri”, osserva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, secondo il quale “è determinante ormai dare una strategia industriale al paese e allo stesso tempo garantire risorse certe per gli ammortizzatori sociali, e l’estensione di questi, per fronteggiare un anno che si preannuncia difficilissimo”.

In base ai dati cig 2011, le ore di cassa integrazione complessive, richieste e autorizzate, lo scorso anno si confermano vicine al miliardo e non lontano dal picco record di oltre 1,2 miliardo registrate nel 2010. Il numero esatto è stato di 953.506.796 con una riduzione sull’anno precedente del -20,78%. ”Una flessione non dovuta ad una ripresa del sistema ma ad un progressivo scivolamento dei lavoratori verso la disoccupazione”, si sostiene nel rapporto. Nel dettaglio, scorporando le ore di cassa integrazione tra ordinaria (cigo), straordinaria (cigs) e in deroga (cigd), questi i numeri segnati lo scorso anno: 226.168.922 per la cigo (-33,83%), 411.490.663 per la cigs (-15,81%), 315.847.211 per la cigd (-15,33%). Da rilevare inoltre come il ricorso alla casa pesi quasi per intero sull’apparato industriale: il 90,79% delle ore di cigs, il 73,70% di cigo e il 40,73% di cigs sono state richieste dal solo settore industria. Chiude in crescita l’anno invece in termini di numero di aziende che hanno fatto ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria. Il 2011 ha registrato infatti 6.848 decreti con un +1,94% sull’anno precedente (6.718 decreti) che riguardano 10.743 unità aziendali territoriali, in forte aumento sulle 9.310 del 2010 per un +15,39%.

Nel merito delle motivazioni, i ricorsi per crisi aziendale, seppure in calo, sono con 4.008 decreti il 58,53% del totale. Tendenza in aumento invece per il ricorso al fallimento (433 decreti per un +44,82% sul 2010) e al concordato preventivo (282 per +41%). I contratti di solidarietà crescono del +51,80% e con 1.474 decreti rappresentano il 21,52% del totale (nel 2010 erano appena il 14,45% del totale). Sempre poche infine le domande di ristrutturazione aziendale, solo 239, pari al 3,49% del totale. Infine gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale dell’impresa continuano ad essere solo il 7,86% del totale dei decreti: ”Una percentuale inconsistente – spiega lo studio della Cgil – e che evidenzia la mancanza di scelte sullo sviluppo e sulla prospettiva”.

Quanto alle regioni, è pesante il bilancio per quelle del nord in termini di ricorso alla cassa integrazione nel 2011 che registrano ben oltre la meta’ delle 950 milioni di ore di cassa messe a segno lo scorso anno. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia con 210.588.344 ore che corrispondono a 101.244 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 146.920.290 ore per 70.635 lavoratori e il Veneto con 86.856.594 ore di cig autorizzate per 41.758 lavoratori. Nelle regioni del centro c’è il Lazio con 67.284.998 ore che coinvolgono 32.349 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 61.167.424 ore per 29.407 lavoratori.