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Cronaca

Naufragio Concordia, il mistero della cassaforte del comandante: svuotata o inghiottita dal mare?

francesco schettino, comandante costa concordia

“Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere silenziosi e reticenti”. Lo ha detto Gregorio De Falco, il celebrato capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, proiettato nel sistema mediatico dalla telefonata con il comandante della Concordia (tanto da diventare un trend di Twitter, #vadaabordoca**o e #defalco).

L’alto ufficiale Francesco Schettino che si rifiuta di tornare a bordo per coordinare i soccorsi, esitante sino al limite del grottesco nella telefonata divulgata, è finito nel tritacarne dei commenti (dai bar ai talk show a Facebook) come un pusillanime, un disonore per ogni sorta di marineria. Ma la sua reticenza e omertà nelle fasi tragiche del naufragio appare ancora fumosa e nasconde non pochi misteri. Del resto il momento preciso dell’abbandono nave è al vaglio profondo degli inquirenti.

Uno degli interrogativi, per esempio, è sulla cassa in dotazione al comandante. Nelle navi di grandi dimensioni così come nei mercantili è d’uso tenere una cassaforte, a cura del comandante, con elevate cifre in contanti, di solito decine di migliaia di dollari (comunque una discreta somma moltiplicata per ogni unità di personale d’equipaggio), per far fronte alle emergenze che possono occorrere nei vari porti o le esigenze di liquidazione di marinai o altri lavoratori di bordo. Si tratta di un “gruzzolo” consistente che, appunto, dovrebbe servire alle necessità di pagamenti cash per bisogni imprevisti.

Il comandante Schettino, nelle fasi concitate dell’incidente, potrebber avere “messo in salvo” il fondo cassa. E’ un’ipotesi che avanzano alcuni esperti di navigazione, con sfumature più o meno maligne. Oppure potrebbe averlo lasciato al suo destino di affondamento, insieme al resto del gigantesco patrimonio del colosso galleggiante. Su questo aspetto ci sono ancora molti elementi da chiarire. I magistrati sono in attesa dei tabulati telefonici da cui si potrà capire con chi abbia avuto contatti Schettino quella notte, nel momento in cui la nave rimaneva senza guida per gestire l’evacuazione.

Alle 3 di questa notte Schettino, ai domiciliari, è tornato nella sua casa a Meta di Sorrento. Il comandante ha ammesso di aver “commesso un errore”, presumibilmente riferendosi al cosiddetto “inchino” che ha portato la Concordia troppo vicina alle coste dell’Isola del Giglio.

Schettino, durante l’interrogatorio di ieri davanti al gip di Grosseto, avrebbe fatto importanti ammissioni, confessando errori nella conduzione della nave negli attimi precedenti all’impatto con gli scogli. Il comandante, secondo indiscrezioni, avrebbe ammesso di aver “sbagliato l’accosto” e che l’inchino era per il commodoro Mario Palombo, gigliese. Schettino avrebbe spiegato di aver navigato a vista, ma di aver ordinato la virata troppo tardi, finendo in acque troppo basse.

Secondo fonti giudiziarie della Procura di Grosseto, nel mirino dei pm potrebbero finire anche il secondo ufficiale Dimitri Ckristidis e il terzo ufficiale Silvia Coronica, ritrovatisi entrambi sulla scialuppa da cui si è calato il comandante Francesco Schettino, l’unico finora ufficialmente indagato insieme al primo ufficiale in plancia Ciro Ambrosio, che è stato denunciato in stato di libertà. Nel mirino dei pm potrebbe finire poi Roberto Ferrarini, marine operation director, ovvero il manager delle operazioni marittime e dell’unità di crisi della Costa.