Quantcast

Musica, a Fossati il Grifo D’Oro: “Il genovese lingua strategica per le mie canzoni”

ivano fossati

Genova. Genova riferimento costante girando il mondo, il genovese lingua strategica per comporre le sue canzoni. Il cantautore Ivano Fossati ha sottolineato la sua ‘genovesita” oggi ricevendo il premio Grifo D’Oro dalle mani della sindaco Marta Vincenzi.

“E’ vero – ha spiegato Fossati citando la recente biografia scritta da Renato Tortarolo -, penso in genovese e scrivo in italiano. Il dialetto è stato importante per me, specie dal punto di vista tecnico. Se un pensiero non mi veniva breve lo formulavo in genovese e diventava più corto, più bello, poi lo buttavo giù in italiano. Un po’ come succede con l’inglese”.

Fossati, che ha messo la firma anche su ‘Anime salve’, uno dei capolavori di Fabrizio De André, ama riscoprire Genova spostandosi dalla sua casa isolata sulle colline di Leivi: “é la città italiana diventata più bella negli ultimi trent’anni. E’ davvero una grande sorpresa specie per chi come me se ne è allontanato e la rivede ogni tanto.

Mi ha aiutato molto essere genovese quando ho vissuto in America, in Russia, in Gran Bretagna. Ci conoscono molto bene e conoscono la nostra storia, sanno i motivi che abbiamo per esserne orgogliosi”.

La consegna della massima onorificenza della città di Genova, data al cantautore genovese dalla sindaco Marta Vincenzi, emozionata come tante altre ammiratrici a Palazzo Tursi, è occasione per passare il testimone: “se mi verrà una canzone mediocre la butterò nel cestino – ha detto – se me ne viene una bella la potrò dare a qualcuno”. A Fossati, “sinceramente emozionato per questo premio che arriva dalla mia Genova”, piacciono alcuni giovani artisti: “ammiro molto Mengoni, Noemi, Caparezza, ma anche gruppi come i Subsonica”.

L’autore di ‘Canzone popolare’, ‘Costruzione di un amore’, ‘Lindbergh’, è pronto a nuove sfide: “ti puoi divertire oppure guardarti intorno e vedere cosa succede. Ci sono i problemi del lavoro, dell’ immigrazione. Puoi rifletterci sopra e poi magari scrivere qualcosa, come fanno gli scrittori o quelli che fanno cinema”.