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Economia

Mancata liberalizzazione, parafarmacie: “Niente sconti sui farmaci di fascia C, serve concorrenza”

farmacia

La mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C la pagano soprattutto i cittadini che perdono la possibilità di avere sconti. Senza una vera concorrenza, infatti, le riduzioni di prezzo, anche se previste, non vengono applicate. Lo denuncia il Coordinamento nazionale delle parafarmacie (Forum, Anpi, Mnlf), che punta il dito contro i risparmi negati in farmacia.

Il decreto salva-Italia approvato il 28 dicembre, hanno spiegato i rappresentanti del coordinamento, prevede l’esplicita possibilità di applicare sconti sui farmaci con ricetta a carico del cittadino. “Ma l’indicazione è rimasta inapplicata, secondo un test che abbiamo fatto in 10 città”.

“Solo una vera concorrenza – spiega Massimo Brunetti, dell’Anpi – favorisce l’abbassamento dei prezzi, come ha dimostrato anche l’esperienza dell’apertura delle parafarmacie. Gli sconti sui farmaci da banco hanno preso piede solo quando è nato il canale dei nostri esercizi”, concretizzandosi in 500 milioni di risparmi annui per i cittadini. La reale liberalizzazione della fascia C, permettendo la vendita di tutti i medicinali di questa categoria anche ai parafarmacisti, offrirebbe un potenziale risparmio, spiega Giuseppe Scioscia, presidente del Forum delle parfarmacie, di oltre 300 milioni l’anno: “La vendita di questi medicinali – spiega – ammonta infatti a circa 3miliardi e 300 milioni l’anno. Considerando sconti tra il 10% e il 15% si otterrebbero, quindi, al minimo 330 milioni di sconto”, conclude Scioscia sottolineando che non bisogna, invece, temere un aumento del consumo non solo perché si tratta di prodotti prescritti da medico, ma anche perché le precedenti liberalizzazioni di Sop e Otc hanno dimostrato che aumentando i canali non aumentano i medicinali venduti.