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Cronaca

Liberalizzazioni, categorie liguri sul piede di guerra: in arrivo ondata di scioperi

Liguria. “Un pacchetto pieno di petali”, così il premier Mario Monti, intervistato ieri sera da La7, ha definito il decreto sulle liberalizzazioni, dopo otto ore di Consiglio dei Ministri terminato in serata.

Via dunque alle liberalizzazioni per “traghettare l’economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e possibilmente, nel medio/lungo periodo, allinearla ai ritmi di crescita internazionale”, ma anche per “favorire il consumatore”, come si legge in una nota di Palazzo Chigi diffusa oggi.

Ma se il governo tira un sospiro di sollievo, le categorie a livello nazionale e locale sono pronte alla guerra. Per gli avvocati si prospettano due giornate di sciopero e forme di protesta da definire in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Abbiamo lavorato per anni per una riforma complessiva – spiega il rappresentante degli avvocati genovesi- invece sono stati preferiti interventi settoriali che non convincono, ci adegueremo a questo Governo che ascolta solo chi alza la voce”.

I taxi dopo giorni di fermi e blocchi ad oltranza, con momenti di tensione e scontri sfiorati tra tassisti e cittadini, a Genova hanno ripreso a circolare dalla tarda mattinata, ma si tratta di una tregua armata. Lunedì è previsto, infatti, una nuova giornata di protesta contro le norme previste nel decreto: licenze, Comune per Comune decise da un’Authority e più flessibilità per tariffe e orari. Questa volta non parteciperà però Confartigianato Taxi. “Non abbassiamo la guardia – ha detto il presidente Fabio Parigi – ma siamo fiduciosi sull’approfondimento e gli ulteriori miglioramenti che potranno essere realizzati nei tempi della conversione in legge”.

Quanto ai farmacisti, nonostante non sia passata la norma sulla vendita dei farmaci di fascia C al di fuori delle farmacie, Federfarma nazionale ha comunicato oggi una giornata di sciopero per la giornata di mercoledì 1 febbraio. “Genova e la Liguria hanno aderito all’unanimità – commenta Beppe Castello, Federfarma Liguria di ritorno dall’assemblea nazionale – l’1 febbraio il servizio sarà garantito come se si trattasse di un festivo, con le sole farmacie di turno aperte”.

Secondo quanto stabilito per ogni regione crescerà il numero delle farmacie, e in caso di inadempienza arriverà un commissario. Il decreto prevede a livello nazionale l’apertura di 5.000 nuove farmacie, oltre alle 18.000 esistenti. Il quorum, oggi fissato a una farmacia su 4.000 abitanti, scenderebbe dunque a una ogni 3.000. “Noi non siamo contrari all’apertura di nuove farmacie tout court – sottolinea Castello – ma il numero va stabilito a seconda del reale bisogno del territorio”. In Liguria secondo l’associazione di categoria “non c’è necessità: siamo ben oltre la media in rapporto al numero di abitanti. Genova conta quasi 300 farmacie spalmate su tutta la provincia, secondo quanto detto ne potrebbero aprire da 12 a 24 in zone turistiche e nei grandi centri commerciali. Stabilire un quorum come ha fatto il ministro non farà che impoverire le farmacie attuali e portare il servizio non a livelli garantiti”. L’altra questione riguarda i farmaci di fascia C che al contrario di quanto previsto in precedenza, non potranno essere venduti nelle parafarmacie o al supermercato. “Non è esatto, una norma era già inserita nel decreto Salva Italia, dunque è questione di mesi e una fetta di questi farmaci uscirà dalle farmacie. Resteranno invece quelli più pericolosi come estrogeni e stupefacenti”. Giovedì prossimo l’assemblea regionale deciderà le modalità definitive dello sciopero per la Liguria.

Ma è dai benzinai che arriva la contestazione più dura: dieci giornate di serrata generale per protestare contro un provvedimento che “cancella le vere liberalizzazioni e lascia solo punti inutili per la categoria”. “Siamo arrabbiati e delusi – spiega Aldo Datteri, Faib Liguria – eravamo gli unici a sostenere le liberalizzazioni e invece abbiamo ottenuto zero risultati”. Spariscono, secondo l’associazione di categoria, la possibilità per i gestori di acquistare impianti dalle compagnie petrolifere, così come il superamento dell’obbligo di esclusiva che avrebbe permesso “di ricorrere davvero al libero mercato, comprando carburante dove costava meno per rivenderlo a prezzi più accessibili ai cittadini”.

“In molti settori si è voluto interrompere l’oligopolio – sottolinea Datteri – non in quello dei carburanti. Noi gestori, insieme ai consumatori, paghiamo 7/8 centesimi in più rispetto alla media europea. Il rischio chiusura è altissimo, dobbiamo difendere il nostro domani”. Gli avvocati di Faib e Fegica stanno studiando il decreto, ma il maxi sciopero è quasi assicurato. “Siamo un servizio pubblico quindi comunicheremo le date dopo aver fatto tutte le procedure, e se 10 giorni di serrata sono ritenuti illegali, vorrà dire che faremo tre più uno più tre e via dicendo oppure non ordineremo più il prodotto. D’ora in poi sarà guerra a coltello”, conclude Datteri.