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Economia

La rabbia dei pescatori arriva in Regione: “Vogliamo lavorare, non fare le cavie da sperimentazione”

Regione. La rabbia dei pescatori approda in consiglio di regionale. Striscioni di protesta, petardi e grida “lavoro, lavoro”, insieme a cassette vuote: gli operatori ittici hanno sfilato per il centro genovese sino a via Fieschi, manifestando contro il caro gasolio e il nuovo regolamento europeo della settore.

I pescatori contestano in particolare la licenza a punti che il regolamento comunitario impone dal 2012, una questione cui si somma l’aumento del costo del carburante, con l’Iva salita al 21%. Chi infrange le regole dettate dall’Ue si vede decurtare i punti come sulla patente; la più temuta dai pescatori è la pesca di esemplari sottotaglia che vale 5 punti di penalità.

“Il regolamento europeo stravolge totalmente la nostra attività; in parole povere per andare a pescare siamo costretti a commettere infrazioni. Siamo gente abituata al rispetto delle regole ma adesso, con questa licenza a punti, saremo costretti a infrangerle per lavorare. Ad un certo punto le nostre licenze saranno come carta straccia. Chiediamo quindi alla Regione che si attivi immediatamente e interpelli il Ministero perché sospenda questo decreto” spiega Stefano Briola, presidente della Cooperativa Pescatori Portofino.

“Ci attendiamo poi che la Regione elabori piani di pesca che ci consentano appunto di operare all’interno delle regole e nel rispetto dell’ambiente marino” aggiunge Briola.

“Così facendo non porteremo più pesci – prosegue – Ho 25 anni. Qui c’è gente anche giovane, con famiglie e bambini. Abbiamo fatto mutui per pagare le barche: ormai siamo fermi più di una settimana. Chiediamo solo di lavorare come abbiamo sempre fatto e senza regole calate dall’alto che servono solo alle multinazionali”.

“Certe regole sono fatte da persone che non conoscono nulla del Mar Ligure, delle nostre tecniche e delle nostre modalità di pesca. La nostra fonte di reddito, per noi, è la pesca” osserva Briola.

“Fanno le norme per l’oceano e la pesca intensiva, non per un ‘laghetto’ quale è il Mediterraneo. Non si può fare confusione sulla pesca locale e costiera. La nostra categoria è sul mare da 15 o 20 generazioni, se avessimo fatto danni ambientali, noi stessi saremmo estinti da secoli: e invece esistiamo ancora. Noi rispettiamo l’ambiente marino. Saremo invasi dai pesci importati” conclude.

“Abbiamo partecipato in massa a questa mobilitazione, da tutte le province liguri, perché la situazione è critica – sottolinea Sergio De Andreis, presidente dell’associazione pescatori di Loano – Qui non si tratta solo di uno sciopero delle barche: non possiamo prendere il mare, non possiamo esercitare il nostro lavoro. E’ tutto proibito, e senza un criterio”.

“La gente non lo sa, ma ci pensano già gli altri a svuotare il mare: la flotta spagnola sta setacciando il Mar Ligure – prosegue – Le regole dell’Ue non sono state fatte guardando allo specifico. La piccola pesca è tutta immobilizzata e non sappiamo cosa fare. Le altre Regioni hanno fatto i piani per la pesca, qui no. Da noi si fanno le ‘sperimentazioni’, come se per esempio i rossetti non fossero uguali dappertutto. Siamo usati come cavie per la sperimentazione”.