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Cronaca

L’8 per mille a Protezione Civile e carceri, Bertolotto: “Bene, ma il nodo è il codice penale”

carcere chiavari

Genova. Due suicidi e due tentati suicidi nei primi due giorni del 2012. E’ la fotografia dello stato in cui versano le carceri genovesi, di pari passo con la lettera del Premier Monti secondo cui la presidenza del Consiglio, per “mancanza di disponibilità finanziaria”, ha deciso di destinare i soldi – 145 milioni – solo a penitenziari ed emergenze.

Invece di “interventi a pioggia”, si è deciso quindi di concentrare le risorse “prioritariamente in alcuni dei settori di pubblica utilità”.

“E’ un bene che si cominci a pensare in termini concreti a una situazione che non è più corretto definire di emergenza – commenta l’assessora alle Carceri della Provincia di Genova, Milò Bertolotto – bensì di una normalità agghiacciante. Naturalmente è importante, allo stesso tempo, che questi fondi non vengano tolti al comparto cultura, ugualmente trascurato e in difficoltà. Molto meglio recuperarli dai finanziamenti per i caccia militari”.

Sono 57 i milioni destinati dall’attuale governo “alle esigenze dell’edilizia carceraria e per il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni”. “E’ importante utilizzare i fondi per la ristrutturazione degli istituti penitenziari, ma non credo sia la soluzione definitiva – sottolinea Bertolotto – il nodo della questione è il codice penale: bisogna mettervi mano, ci sono ancora numerose leggi che contribuiscono ad affollare le carceri”. Inoltre, “non si possono far lievitare gli spazi per persone che, come i tossicodipendenti, in carcere non dovrebbero stare”. Senza dimenticare gli eventuali costi “spaventosi per la costruzione di nuove prigioni”.

Oltre all’edilizia, su cui si concentrano necessità e dubbi, sarebbero poi necessarie misure immediate per le attività interne, in primis il lavoro. “I fondi per questo tipo di servizio sono stati dimezzati dal precedente governo. E’ un danno, perché il sistema serve ai detenuti per un futuro reinserimento e soprattutto per una questione di dignità. Spesso si tratta di povera gente, quel piccolo contributo sarebbe importante. Come Provincia abbiamo lavorato molto su borse lavoro e progetti per offrire possibili sbocchi ai detenuti”.

La situazione, ormai quotidianamente drammatica, è ben rappresentata dal carcere genovese di Marassi dove si susseguono episodi di violenza tra persone e addetti alla sicurezza interna. “Otto o nove persone per cella, venti ore senza mai uscire, è normale che poi scoppino tensioni e conflitti – spiega l’assessore – dal 25 novembre è stata emanata una nuova circolare dal Ministero per cui, previa graduatoria, i detenuti non ritenuti pericolosi dovrebbero avere la possibilità di stare liberi all’interno della sezione, spazio permettendo. E’ passato più di un mese – conclude Bertolotto – vedremo se la disposizione è stata o meno attivata”.

Dopo gli annunci del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso di fine anno, e del neo ministro Severino al momento del suo insediamento, il timore è che l’attenzione scemi nuovamente. “Di annunci ne abbiamo già sentito troppi, la questione non è certo di facile soluzione, ma i riflettori non vanno spenti, di pari passo con i passi concreti”.