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Genova, i Comitati di Prè scrivono all’assessore Margini: “Non spostiamo l’Incubatore d’impresa”

via prè

Genova. A Prè sono stati fatti molti importanti lavori di recupero, ma secondo i Comitati, a differenza di ciò che è avvenuto in altre parti del centro storico, i segnali di ripresa nel quartiere sono stati poco significativi.

“I sintomi di questo stato di cose sono diversi: la mancanza di attività culturali e commerciali che possano dirsi qualificanti, a parte le poche eccezioni rappresentate da alcuni valorosi resistenti, e invece l’ingombrante e numerosa presenza di anonimi locali quali phone center, rivendite di cineserie, kebaberie e soprattutto rivendite di birra ovunque,nelle latterie come nelle macellerie e perfino nelle lavanderie. Tutto questo certamente non permette di recuperare la zona a una concreta integrazione con il tessuto cittadino”, scrivono all’assessore margini i Comitati di Prè.

Molti cittadini hanno la sensazione che gli interventi realizzati siano proceduti senza una visione complessiva di questo territorio e che abbiano creato una sorta di assemblaggio di parti fra loro disorganiche, precludendo la possibilità di un nuovo e più sano equilibrio sociale ed economico. Una visione più generale di Prè avrebbe permesso di accorgersi che quest’area è composta datante realtà che possiamo raffigurarci come delle isole cui siano venuti a mancare i collegamenti e della necessità di doverli ripristinare – proseguono – Si pensi alla Darsena, posta di fronte al quartiere che,come rivela la sua stessa morfologia, era un tempo connesso al porto mediante i suoi vicoli. Il collegamento oggi è praticamente inesistente se si eccettua il passaggio pedonale a raso davanti alla Commenda. Una separazione che impedisce che la Darsena svolga un’azione di riequilibrio. Essa potrebbe accogliere infatti attrezzature e servizi vitali per il quartiere e promuovere interscambi fondamentali alla sua rinascita. Si noti che il mare (che in nessun altro punto del porto antico è così prossimo all’abitato) è stato definitivamente separato dalla città da un banale quanto invadente parcheggio. Si pensi anche all’università che nonostante la sua preponderante presenza può permettersi di ignorare ciò che avviene appena svoltato l’angolo delle belle facciate principali”.

“C’è poi Palazzo reale che pretende di essere, così si legge nelle guide, il cuore stesso di via Prè, con le sue vicende intimamente legate a questo quartiere. Ma è stato, finora almeno, un’altra realtà separata senza alcun legame col territorio, al punto che se lo si fosse trasferito come il palazzo del sultano nella favola di Aladino, a Prè non se ne sarebbe accorto nessuno. Esiste anche la Commenda di cui si parla solo per gli assembramenti di ubriachi e le risse frequenti,benché questo splendido monumento sia a Prè da oltre un millennio – proseguono – Ancora, pensiamo alle tante piazzette e vicoli dove gli spacciatori sono riusciti a realizzare nel tempo una vera e propria spartizione del territorio per il controllo dello spaccio della droga. Altro spazio autogestito”.

Per avere ancora un esempio di realtà che non hanno legami col resto, i Comitati segnalano infine i condomini, in cui i proprietari di appartamenti abitano altrove e affittano, a caro prezzo, case fatiscenti a persone che non hanno mai visto in faccia.

“Con queste considerazioni intendiamo fare nostre le parole che l’Assessore Margini ha più volte detto a proposito di Prè: effettivamente manca l’elemento che possa fare da “attrattore” e con questo trainare il suo recupero. Bene Assessore Margini, forse sta per succedere: l’Università apre le porte, Palazzo reale inserisce una libreria e un museo dell’artigianato sopra lo Statuto, e un imprenditore privato che ha già recuperato un edificio e dei locali sta per riqualificare, “a scomputo”, la “piazza della morte”, di proprietà dell’Università degli studi di Genova. Tutto questo potrebbe essere un’operazione feconda di ricadute positive per il quartiere e riprodurre l’azione benefica apportata a Sant’Agostino se solo fosse garantita, intorno alle nuove realtà che andranno a formarsi, una rete di attività adeguate. Una garanzia per questo è che continui ad esistere a Prè l’Incubatore d’impresa, il solo che in questa fase può agire avendo quella visione d’insieme che non fa disperdere le forze e che può convogliare al massimo risultato. La presenza dell’Incubatore è importante soprattutto ora: se si vuol portare a compimento questa svolta c’è bisogno di un elemento unificatore che punti direttamente alla costituzione di attività tali da rappresentare una risposta adeguata per le realtà che verranno e per tutto il quartiere – concludono – Siamo arrivati fin qui Assessore dopo tanto tempo e tantafatica. Potrebbe iniziare un vero cambiamento se solo potessimo contare sulle forze che occorrono per realizzarlo. Non disperdiamole proprio ora. Meglio Prè che Prà adesso”.