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Genova, “Gioco d’azzardo. La nuova droga?”: incontro a Tursi

tursi

Genova. Nel 2010 gli italiani hanno speso 61 miliardi di euro tra scommesse e gioco d’azzardo. Nel 2011 la stima è di circa 80 miliardi. “Il gioco d’azzardo: la nuova droga?

E’ quanto si cercherà di capire in un incontro promosso dal Gruppo PD del Comune di Genova in programma lunedì 23 gennaio alle ore 16 nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.

“Proporremo il lancio di una petizione da inviare ai presidenti Napolitano e Monti – spiega Maria Rosa Biggi, presidente della commissione Servizi Sociali del Comune di Genova – affinché venga rivista una legislazione che lascia margini di manovra pressoché nulli ai Comuni per ostacolare o impedire l’apertura di nuove sale da gioco”.

In questo momento sul territorio nazionale ci sono più di 383.000 slot machine e ne sono previste in arrivo altre 54.000. All’interno della legge di stabilità del 2011 è stato liberalizzato totalmente il gioco d’azzardo e il Comune ha poche possibilità di intervenire.

“Abbiamo preso iniziative sia con il nuovo PUC che con incontri di sensibilizzazione come questo – conferma il capogruppo PD, Marcello Danovaro -. Perché ci stiamo rendendo conto che questo sviluppo del gioco d’azzardo crea difficoltà alle famiglie e sta diventando un vero e proprio problema di sicurezza sociale”.

All’incontro parteciperanno Sindaco Marta Vincenzi, Maria Rosa Biggi – Presidente Commissione Servizi Sociali, Carmela Aprea – Questura di Genova, Giovanni Vassallo – Assessore al Commercio, Rosaria Pagano – Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale, Gianpaolo Malatesta – Consigliere Comunale PD, On. Andrea Orlando – Responsabile nazionale Giustizia PD.

Parteciperanno al confronto anche numerose associazioni culturali e di categoria per portare il proprio contributo sulla situazione. “Una situazione – conferma Maria Rosa Biggi – che attraversa i piani della cultura, dell’educazione, della sicurezza e del commercio. Un esempio tipico di periodi di crisi dove ci si affida alla sorte e dove a soffrirne sono le persone più fragili. Un pericolo grave, una nuova frontiera per la criminalità organizzata, di fronte al quale il Comune può fare ben poco sino a quando non ci sarà un forte intervento dello Stato”.