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Genoa, 2011, abc: Uragano, Veloso e Zè Eduardo

miguel veloso

U come Uragano. Uragano Marino. La sua avventura da allenatore comincia con i dilettanti del Milazzo. Passa poi alla guida di Ragusa e Paternò con il quale ottiene due promozioni consecutive e varca le porte della C1. Col Foggia strappa un’altra promozione in C1. Ecco quindi le esperienze con Arezzo e soprattutto Catania. In Sicilia Marino fa i miracoli: nel 2005/06 porta la squadra in Serie A per poi farla salvare nella stagione successiva. Il marchio di fabbrica è un 4-3-3 votato all’attacco. Nel 2007 si trasferisce a Udine e anche lì riscuote ampi consensi: il campionato si concluderà con il piazzamento europeo dei bianconeri. I friulani lo esonerano l’anno successivo per poi richiamarlo sulla panchina e fargli concludere la stagione.

Nel 2010 sbarca a Parma ma le cose non girano per il verso sbagliato e il 3 aprile viene licenziato. A fargli il regalo di Natale per eccellenza il presidente Preziosi che dopo la disastrosa performance del Grifo a Napoli gli affida la panchina esonerando Malesani. Lavoratore instancabile, amante del bel calcio e disponibile con i tifosi (le porte del Signorini da quando c’è lui sono sempre aperte). A Cagliari il debutto sulla panchina rossoblù. A far ben sperare i tifosi genoani, i risultati che da sempre strappa alla ripresa del campionato nel post pausa natalizia. Tenendo conto dei risultati degli ultimi dieci anni, l’allenatore siciliano è quello che in Italia, ha la migliore media punti (2,1) nelle gare disputate dopo la sosta. Gli scaramantici tocchino ferro.

V come Veloso. “Troppo lento per il campionato italiano”. Il portoghese se lo è sentito ripetere a più riprese. Certo la velocità non è il suo punto forte ma un piede sinistro come quello è difficile da trovare. Dopo il difficile primo anno con la casacca rossoblù, l’ex Sporting Lisbona ha fatto vedere a tutti di che pasta è fatto. In estate ha convinto Malesani e Preziosi a puntare ancora su di lui, poi ha cominciato a fare sul serio: allenamento dopo allenamento, in Austria e a Pegli; i 10 chili persi testimoniano il suo impegno.

Da giocatore di cui sbarazzarsi, Miguel Veloso è diventato una delle poche certezze di questo traballante Grifone. È stato definito il miglior acquisto della stagione, dopo Frey, è il giocatore con più minuti nelle gambe: dall’inizio del torneo a oggi sono già 1408; in breve, 16 presenze impreziosite da due reti (quella realizzata contro il Novara è valsa 3 punti). Punizioni e angoli sono tutti suoi, e non finisce qui: ogni manovra del Genoa passa dai suoi piedi. È arrivato a fine anno con la lingua penzoloni, sta alla società trovare un’alternativa all’altezza, un centrocampista capace di concedere al portoghese qualche minuto in panchina.

Z come Zè Eduardo. L’album dei calciatori Panini non gli ha concesso nemmeno la figurina, il brasiliano è stato inserito tra “gli altri”, quella categoria alla quale appartengono i calciatori di secondo piano della rosa rossoblù. E pensare che nei piani della società, il bomber carioca era l’uomo su cui puntare a occhi chiusi, l’attaccante dal quale aspettarsi gol a grappoli. La storia di questo campionato ha però detto cose diverse. Dall’inizio della stagione a oggi, Zè Eduardo ha accumulato solo 4 gettoni di presenza; di gol nemmeno l’ombra.

Ha fatto intravedere innegabili qualità (rabone, tacchi e scatti nel giorno del suo esordio contro il Milan) ma la miglior condizione è ancora lontana. Dopo aver portato il Santos sul tetto del Sudamerica (la coppa Libertadores vinta dai brasiliani porta la sua griffe) è sbarcato all’ombra della Lanterna: da quel momento la malasorte non la ha più abbandonato. Infortuni muscolari, frattura da stress al piede e tanto per non farsi mancare nulla, operazione d’urgenza all’appendice. Gira che ti rigira, Zè Love è tornato a disposizione di Malesani solo il 2 dicembre. Mezza stagione è già andata, a sua disposizione l’intero girone di ritorno. Certo, riuscire a farsi preferire a Gilardino non sarà impresa da ragazzi. A mister Marino le valutazioni.