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Genoa 2011, abc: Rossi, Scoppola e Torino

marco rossi - teodoforo

R come Rossi. “Il capitano è l’unico giocatore incedibile della rosa”. Negli anni Enrico Preziosi se lo è lasciato sfuggire spesso. Dal giorno del suo debutto con la maglia rossoblù a oggi sono passate stagioni, categorie, allenatori e centinaia di giocatori; lui è rimasto, più forte di tutto e di tutti.

È il capitano del Grifone: presente nei campionati di B 2003/04 e 2004/05 (54 presenze e 11 gol), era il periodo della B e del sogno promozione infranto dalla ormai celebre “valigetta” spuntata prima di Genoa-Venezia; soldato infaticabile nel soffertissimo anno di Serie C 2005/06 (29 presenze e 3 gol); pedina insostituibile nella stagione che ha riportato i rossoblù nella massima categoria (2006/07, 32 presenze e 3 reti); simbolo della rinascita genoana dal 2007 a oggi con 137 gettoni di presenza e 12 gol. Marco Rossi è un classe ’78, il 1° aprile festeggerà 34 anni. Alla sua età diversi calciatori cominciano a pensare di appendere gli scarpini al chiodo. Non lui, che ancora corre come un ragazzino di vent’anni. Può giocare in difesa, a centrocampo e persino in attacco; in ogni match lo si vede galoppare per 90’ e oltre, insostituibile. L’emblema del tanto decantato spirito Grifone, un uomo con il cuore dipinto di rossoblù.

S come Scoppola. Una S dal sapore di figuraccia, una lettera che riporta alla terribile notte del San Paolo. Era il 21 dicembre, in scena Napoli-Genoa. Il risultato finale disse 6 a 1 in favore degli azzurri. La banda Mazzarri passeggiò letteralmente tra le macerie rossoblù. E pensare che nell’undici titolare genoano erano stati schierati 5 difensori. Un risultato clamoroso che rimise immediatamente in dubbio la bontà del progetto Malesani, la sua panchina ricominciò a traballare sin dal triplice fischio finale.

Cavani, Hamsik, ancora Cavani, il guizzo rossoblù di Jorquera e Pandev nel 1°tempo. Nella ripresa ancora Napoli con Gargano e Zuniga. Il presidente Preziosi, quella notte, andò a dormire con le frecciate di Malesani che ancora gli risuonavano nelle orecchie. “Scoprire i propri limiti, male non fa. Alcuni ragazzi non sono ancora pronti per la realtà italiana, speriamo che il mercato ci dia una mano. Sono stato accusato di essere un catenacciaro, ho provato a osare e i fatti hanno dimostrato che questa squadra non può reggere un atteggiamento spregiudicato. Volevamo stare alti e fare quello che di solito non facciamo ed è andata male. Dobbiamo tornare a fare le cose che sappiamo fare anche se questo non andrà bene a chi ci vuole più offensivi. La reazione del presidente? Non saprei, ogni due partite mi domandano la stessa cosa”. Dal giorno seguente nessuno glielo ha più chiesto. Il patron rossoblù lo ha esonerato motivandone così la scelta: “Abbiamo dato al tecnico tutto il sostegno possibile ma non è servito. Se il Napoli avesse vinto 8-0 non ci sarebbe stato niente da dire ma qui giochiamo a calcio, non a tennis. Ho avuto perplessità sulla mia scelta estiva fin dall’inizio della stagione. Peccato, pensavo che l’unione con Malesani sarebbe durata a lungo. La filosofia del mister non si sposava con le esigenze societarie. Certe figuracce sono inaccettabili”.

T come Torino. In questo primo scorcio di stagione ci sono stati momenti in cui il progetto Malesani ha fatto anche ben sperare. Dopo i successi con Lazio e Catania e gli scivoloni con Chievo, Parma e Lecce, il Grifone si è presentato allo Juventus Stadium di Torino. Una gara da dentro o fuori, una gara che poteva e doveva dare una svolta al campionato. Partita ostica con i rossoblù orfani dello squalificato Kaladze e attesi da un ciclo di ferro: dopo i bianconeri ecco nell’ordine Roma, Fiorentina e Inter (poi posticipata causa alluvione).

Nelle previsioni della vigilia i rossoblù venivano dati per spacciati da tutti, le quote scommessa parlavano tutte a favore degli uomini di Conte. Per il Genoa si mise subito male con Matri capace di portare in vantaggio i padroni di casa. Ci pensò capitan Rossi a rimettere il Grifo in partita. Il raddoppio del bomber juventino sembrò una mazzata tremenda ma quando una squadra ha gli attributi vengono allo scoperto nei momenti più adatti. A 5’ dal termine Caracciolo scaraventò in porta il pallone del 2-2; pochi centimetri non regalarono la gioia del bis all’Airone e il successo al Genoa. Un successo che per quello visto in campo i rossoblù avrebbero ampiamente meritato. Sembrava l’inizio della svolta. Solo una sensazione purtroppo. I successivi risultati (esclusa qualche vittoria qua e là) hanno decretato la fine dell’era Malesani. La prova con Juve resta comunque un bel tassello di storia recente.