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Genoa 2011, abc: Low Cost, Malesani e Nord

alberto malesani

Riprende il nostro viaggio nell’alfabeto rossoblù del 2011 che si concluderà con l’inizio del campionato. Oggi è la volta delle lettere l, m e n.

L come Low Cost. Sono le operazioni che hanno consacrato il presidente Preziosi tra le vecchie volpi del mercato. Negli anni il patron rossoblù ha messo a segno dei colpi da vero fuoriclasse. Ha preso parecchi giocatori pagandoli pochi spiccioli per poi rivenderli a cifre milionarie. Qualche nome? Bocchetti, Ranocchia, Bonucci, Thiago Motta, Milito ed El Shaarawy.

Intuizioni che hanno permesso a Preziosi di mettere liquidi importanti nella casse della società. Certo, se il Genoa negli anni li avesse tenuti tutti adesso si ritroverebbe fra le mani una vera e propria corazzata. Ed è proprio su questo tasto che i tifosi vanno a battere. Certi campioni vengono venduti troppo velocemente, alcuni nemmeno passano dal via; di loro, a Pegli, transita solo il cartellino. Una costante che rende complicato delineare progetti a lunga scadenza. Certo non ha sempre detto bene, quanto si scommette si vince e si perde. Negli anni sono passati da Pegli anche degli elementi che solo a pensarci viene ancora da sorridere: Rios, Dante Lopez (ma che gol!), Wilson e tanti altri.

M come Malesani. È arrivato a un passo dal panettone ma proprio sul più bello Preziosi lo ha eliminato dalla corsa: dopo il 6-1 al passivo di Napoli il patron rossoblù ha deciso di esonerarlo e di affidarsi a Marino: “Pensavo che l’unione con Malesani sarebbe durata a lungo. Probabilmente la filosofia del tecnico non si sposava con quelle che sono le esigenze della società. Ho avuto perplessità sulla bontà della mia scelta estiva fin dall’inizio del campionato”.

L’ex tecnico del Bologna non ha mai convinto nessuno. I tifosi lo contestavano prima ancora che arrivasse, i risultati e soprattutto il gioco espresso dalla squadra ha dato loro ragione. La sua panchina traballava una domenica si e l’altra pure. L’esonero è stato inevitabile. A Malesani, reduce da un’ottima stagione alla guida del Bologna, la colpa di non aver mai saputo dare uno straccio di idea tattica ai propri giocatori. In 5 mesi sulla panchina rossoblù è riuscito a fare poco o nulla. Bisogna però dargli atto di aver lasciato nella mani di Marino un Genoa con una buona classifica: merito di alcune vittorie fortunose (su tutte quella sulla Roma) e di quei pochi fenomeni che compongono la rosa, Frey e Palacio. M sta anche per “mollo” ma guai ad abbinare questo termine a Malesani. L’ultima volta che qualcuno lo ha fatto è scoppiato il pandemonio, epocale la conferenza stampa del 1° dicembre.

N come Nord. “Moratti compra chi vuoi! La tua sfortuna? Non poter comprare noi”, è lo striscione apparso in Gradinata nel corso di Genoa-Inter, uno dei più memorabili di questa stagione. Ogni anno l’Inter punta forte sui giocatori genoani. Negli anni ha stappato al Grifone i vari Thiago Motta, Milito e Ranocchia. In estate ha fatto più di un tentativo per Palacio ma gli ha detto male. Praticamente concluso invece l’affare Kucka.

I supporter rossoblù ormai fanno spallucce, sanno che per Preziosi sono tutti cedibili. Si sono trincerati dietro la propria fede, dietro ai propri vessilli. Nel corso di quella gara e di tutto il torneo. Il Ferraris è la loro a casa, il Tempio. Urlano a squarciagola per 90 minuti e oltre, sostengono la squadra anche quando le cose vanno male, sono un esempio per le tifoserie di tutto il mondo. La passione della Nord non conosce ostacoli: che sia seria A, B o C lo stadio è sempre vestito a festa. Certo, dopo tanti anni consecutivi nel massimo campionato, c’è chi comincia a pretendere un Genoa d’alta classifica. Un’ambizione senza confini livellata da quel folto manipolo di supporter che non riesce a cancellare dagli occhi le partite con Castel di Sangro e Pizzighettone: per loro la seria A basta e avanza. Se poi arrivasse qualcosa in più, tanto di guadagnato.