Quantcast
Cronaca

Fincantieri: nuovo pressing sul Governo, a Sestri continua lo sciopero ad oltranza

napolitano fincantieri genova

Genova. Termina il secondo giorno di sciopero ad oltranza nel cantiere genovese di via Soliman. Mentre i lavoratori di Fincantieri aspettano la data dell’incontro con il Governo, verbalmente annunciata tra il 9 e il 12 gennaio e non ancora fissata, le istituzioni si muovono per incalzare il ministero del Tesoro, titolare del 98% dell’azienda simbolo del ponente genovese.

Ieri il presidente della Regione, Claudio Burlando, aveva scritto al ministro Corrado Passera chiedendo un’accellerata sull’incontro viste le gravi tensioni sociali, oggi è stata la volta della sindaco Marta Vincenzi: con un telegramma allo stesso Passera e a Anna Maria Cancellieri (in sintonia con l’appello lanciato dalla Fiom) ha “sollecitato, come già ripetutamente richiesto anche con le altre istituzioni e con i sindacati, sia via epistolare sia con colloqui diretti, la convocazione di un incontro per discutere la vertenza di Fincantieri”.

“L’incertezza sul futuro dello stabilimento di Sestri Ponente sta determinando l’aggravarsi della situazione sociale in città – recita il testo – si rende pertanto necessario fissare urgentemente una data per la riunione delle parti interessate”.

Il cantiere, intanto, continua a rimanere fermo: questa mattina diverse centinaia di dipendenti del gruppo e delle ditte d’appalto hanno protestato davanti ai cancelli di via Soliman. In solidarietà con i manifestanti è arrivata anche una delegazione di lavoratori del cantiere del Muggiano che hanno appeso ai cancelli lo striscione della rappresentanza sindacale unitaria. Anche i tifosi del Genoa hanno chiesto certezze per il futuro di Sestri durante l’affollato allenamento al Signorini di Pegli per il battesimo del neo acquisto Gilardino.

Intrecciata alla mancanza di commesse (e di futuro per lo stabilimento stesso), tra le fila dei lavoratori anziani di Sestri si agita anche lo spettro del pensionamento. In una lettera inviata ai sindacati hanno sottolineato di essere “di fatto condannati ad andare in cassa integrazione o in mobilità con il rischio concreto di non arrivare al pensionamento perché la nuova normativa ha allontanato molto questo traguardo”.

“Più i giorni passano, più la tensione è destinata a salire – ha dichiarato oggi Francesco Grondona, Fiom Cgil – i lavoratori sentono messo in discussione il loro futuro. Se non arriverà la convocazione ufficiale, le azioni arriveranno di conseguenza”