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Cronaca

Costa Concordia: aperta inchiesta, si guarda alla “scatola nera”

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Un palazzo galleggiante da 4 mila persone, il tempio del divertimento, il gigante del mare. La nave Costa Concordia aveva avuto un battesimo “sfortunato”. A Civitavecchia, al momento del varo, la bottiglia lanciata contro la chiglia non si ruppe.

Fato o scaramanzia, prima di naufragare nell’acque di fronte all’isola del Giglio, la Costa ebbe un altro incidente a Palermo nel novembre 2008, quando urtò contro la banchina del porto per il forte vento. In quell’occasione non vi furono feriti. Ben diverso invece il tragico bilancio dell’incidente avvenuto ieri sera, con tre morti annegati, 14 feriti e un numero imprecisato di dispersi.

“Ancora non é stato concluso l’incrocio dei dati tra lista passeggeri e persone che si trovano sull’isola, perché sono 4200 persone sparse in diverse strutture tra l’isola del Giglio, Porto Santo Stefano e altre località”, spiega il maresciallo Enrico Del Santos, responsabile relazioni esterne.

“Per quanto riguarda eventuali persone in acqua stiamo verificando con mezzi navali e aerei – aggiunge Del Santos – L’attività di ricerca è in pieno svolgimento, mentre stanno per iniziare le operazioni dei sommozzatori per visionare la falla, individuare eventualmente le cause che possono aver provocato l’incidente e ovviamente per la ricerca di eventuali dispersi”.

In questo momento nella ricerca a vista in mare di eventuali persone in acqua sono impegnati 8 mezzi navali e 9 elicotteri. Sotto il profilo delle indagini “i dati vengono raccolti subito sia per l’inchiesta amministrativa sia per l’eventuale aspetto penale”.

Sul piano delle procedure d’evacuazione la guardia costiera spiega che “bisogna capire cos’é stato fatto e se è stato fatto secondo le procedure: un abbandono nave prevede delle procedure, ogni persona dell’equipaggio ha una propria mansione nell’emergenza, quindi sarà da verificare anche questo”. Sulle cause della sciagura l’inchiesta della magistratura e della guardia costiera cercherà in particolare di capire cosa è avvenuto prima tra black out e apertura della falla

In particolare si guarda all’apparatto Vdr – in parole povere, la scatola nera delle navi – che, oltre a registrare velocità, rotta e tutta una serie di dati utili alla navigazione, conterrebbe anche le indicazioni vocali e gli ordini che sono stati impartiti nelle fasi dell’emergenza.

“Dalle prime informazioni mi sembra che il capitano e l’equipaggio abbiano fatto ciò che era necessario fare in un caso simile: i fischi regolamentari, la raccolta dei passeggeri e la riunione sui ponti”: a dirlo è Giovanni Lettich, Comandante del Corpo Piloti di Genova,

“Ogni cabina – spiega – ha i suoi salvagenti e, al momento della partenza, i passeggeri sono tenuti a partecipare ad una simulazione di emergenza per essere pronti in caso di allerta. L’ordine di abbandonare la nave in un caso simile era l’unica cosa possibile da fare”.

Erano 989 i passeggeri italiani a bordo, 568 i tedeschi, 462 francesi, 177 spagnoli, 129 americani, 127 croati, 108 russi e poi a scendere una sessantina di nazionalità secondo una delle poche note ufficiali emanate da Costa Crociere.