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Condizioni di lavoro sulle navi da crociera, Piredda (Idv) chiede chiarimenti alla Capitaneria di Porto di Genova

maruska piredda

Genova. “A breve contatterò la Capitaneria di Porto di Genova per capire quale sia l’autorità competente e preposta a effettuare controlli sulle navi da crociera, che fanno scalo nel capoluogo ligure, qualunque bandiera battano, per verificare le condizioni di lavoro e di sicurezza dei dipendenti della compagnia”. L’annuncio è di Maruska Piredda, consigliere regionale e responsabile Lavoro Welfare Idv per la Liguria.

“Sono venuta a conoscenza delle condizioni di lavoro, molto discutibili, da una videoinchiesta realizzata dalla giornalista Melissa Montiero che per alcuni mesi, in incognito, ha lavorato su una nave da crociera. Ha documentato con una telecamera nascosta la propria esperienza da barista a bordo. Da quanto registrato in presa diretta dalla giornalista, è risultato che la paga base per la sua mansione è di 900 euro al mese, 11 ore di lavoro sette giorni su sette, senza contributi né assicurazione. Da questo già scarso compenso, 3 euro all’ora, vanno tolti 150 euro per l’acquisto obbligatorio delle divise, 250 euro per la commissione dell’agenzia interinale e mille euro per il corso di formazione di sei mesi. Inoltre, una volta imbarcati, i dipendenti sono costretti ad acquistare anche l’acqua potabile, senza sconti o agevolazioni. Da quanto descritto e documentato nella videoinchiesta, risulta infine che lo stipendio di un barman è tra i migliori a bordo di una nave da crociera: per esempio, il personale addetto alle pulizie arriva a prendere non più di 400 euro al mese”.

“In molti, per poter arrotondare la paga mensile, si dedicano ad attività parallele, più o meno lecite, generando un sottobosco di lavoro nero: il chiaro esempio di quanto il degrado generi altro degrado. Sempre secondo il resoconto del video-denuncia, sembrerebbe che alcuni stipendi siano erogati in base alla nazionalità dei singoli dipendenti: un elemento che, se confermato, sarebbe in chiara violazione delle normative italiane e della convenzione dell’Oil, Organizzazione internazionale del lavoro, a cui aderiscono 178 Paesi. Questo scenario ci porta a riflettere su ciò che si cela dietro ai pacchetti crocieristici venduti a poche centinaia di euro”.