Quantcast
Economia

Burocrazia lumaca e norme complicate: vita difficile per chi deve avviare un’impresa

imprese

Italia sconfitta dal Terzo mondo. Ruanda, Zambia, Ghana e Namibia hanno piu’ attrattiva del Belpaese per chi deve avviare un’impresa. Norme complicate e burocrazia lumaca ci fanno scivolare nella classifica fornita dalla Banca Mondiale, mentre i costi pesano come un macigno su sviluppo e rilancio: circa lo 0,5% annuo del Pil, quasi 10 miliardi di euro, secondo la stima dell’Istituto Bruno Leoni, fornita all’Adnkronos.

In Italia il debutto nel mondo dell’imprenditoria costa 2.673 euro contro una media europea di 399 euro. Numeri che preoccupano Viale dell’Astronomia. I Giovani di Confindustria chiedono al governo Monti un intervento deciso per attrarre investimenti e far ripartire l’economia. “Serve un’azione seria di semplificazione e liberalizzazioni – dice all’Adnkronos il presidente Jacopo Morelli-, ma anche la diffusione di infrastrutture che rendano piu’ agevole fare impresa: dalla rete energetica a quella digitale”. Nel Regno Unito sono sufficienti 33 euro per avviare un’impresa, ne bastano 50 in Irlanda e sei euro in piu’ in Bulgaria. Scegliere la Spagna comporta un costo di 115 euro, ne servono 176 in Germania, mentre in Romania la cifra non supera i 125 euro. Piu’ ‘care’ Svezia ed Estonia (185), seguono Malta (210) e Cipro (265).

Bisogna mettere in conto tra i 330 e i 392 euro se si opta per Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Portogallo o Slovacchia. In Belgio la spesa iniziale sale a 517 euro e lievita in Lussemburgo (1.000 euro), Paesi Bassi (1.040) e Grecia (1.101). Nulla a che vedere con l’Italia, che supera di quasi 7 volte la media europea. Una differenza che frena, inevitabilmente, la nascita di nuove aziende. I costi nel nostro Paese non si traducono in velocita’: se da aprile 2010 e’ possibile registrare un’impresa in un giorno (nel 2008 era 13 giorni) ne basta uno anche in Portogallo e ne sono sufficienti due nella Danimarca a ‘costo zero’. Nella media Ue, 7 giorni secondo i dati della Commissione Europea, rientrano inoltre Germania, Francia e Regno Unito.

Da una analisi delle variabili contenuta invece nel ‘Doing business in a more transparent world 2012′ elaborata dalla Banca Mondiale emerge che per aprire una impresa in Italia serve lo stesso numero di giorni e di procedure che negli Usa, ma il costo incide 18 volte di piu’ sul reddito individuale ed e’ richiesto un capitale minimo pari al 10% del reddito contro lo zero della Germania. Per avere accesso all’elettricita’ in Italia si impiegano piu’ di 6 mesi, contro due settimane in Germania. Un imprenditore del Belpaese impiega 285 ore per adempiere alle procedure per pagare le tasse (piu’ di 35 giorni) e la tassazione incide per il 68% sul profitto, contro il 46% della Germania. Difficile cosi’ pensare di attrarre investimenti esteri. Se ai primi 4 posti della classifica mondiale ci sono Singapore, Hong Kong, Nuova Zelanda e Stati Uniti, e’ evidente anche la distanza dalle economie dell’area euro. Settimo il Regno Unito, 19esima la Germania e 29esima la Francia. L’Italia perde 4 posizioni rispetto allo scorso anno e 10 rispetto al 2010 e si piazza 87esima su 183. Peggio di noi nel Vecchio Continente fa solo la Grecia.

Non va meglio il confronto con il resto del mondo. Il Ruanda scala la classifica e si piazza 45esimo, in Polinesia il Tonga ci guarda dall’alto in basso, cosi’ come il Botswana al centro dell’Africa meridionale o l’Armenia. E il sorpasso riesce anche a Mongolia, Bahamas, Ghana, Namibia e Zambia. Chiude la classifica lo stato africano del Ciad, mentre il Marocco registra la migliore performance passando dal 115esimo al 94 posto, complici le numerose semplificazioni introdotte nel settore edilizio che hanno alleggerito gli adempimenti fiscali. Tempi lunghi per ottenere permessi di costruzione, difficolta’ di accesso al credito, imposte onerose, poche tutele in caso di insolvenza dei debitori sono solo alcuni degli ostacoli che affronta chi tenta di mettersi in proprio.

Difficolta’ che si riflettono sulla predisposizione dei giovani a fare impresa. Solo un giovane italiano su tre sogna di diventare imprenditore, secondo l’ultimo rapporto Censis. Pronto all’avventura il 32,5% dei giovani italiani tra i 15 e 35 anni, contro il 56,3% dei coetanei spagnoli, il 48,4% dei francesi e il 35,3% dei tedeschi. A scoraggiarci la burocrazia, “e’ troppo complicato” per il 26,7% contro il 14% della media dei giovani europei, o la paura di rischiare (17,8% contro il 15,4% della media Ue).

Più informazioni