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Cronaca

Amt, i nodi vengono al pettine: istituzioni-sindacati, è tutti contro tutti

autobus amt

Genova. Tutto dipende da Roma in termini di soldi e di finanziamenti, come tutto dipende dalla Regione. Il momento, infatti, è di quelli “che si capisce poco”, come ha ribadito anche oggi dal vicesindaco Paolo Pissarello, a margine della conferenza stampa sul prolungamento del servizio Navebus. Ancora oggi è poco chiaro, per il bilancio di Tursi, il quadro di “quello che effettivamente torna ai territori, rispetto alle risorse trasferite a Roma. Noi, comunque – ha detto il vicesindaco – abbiamo strategie diverse, a seconda delle scelte che farà la Regione”.

“Si va verso l’azienda unica, oppure se non è questa la strada, si può fare un’unificazione del trasporto urbano su gomma con quello su ferro, a sistema con basso Piemonte e Lombardia – ha poi spiegato Pissarello – ma le decisioni operative saranno prese dopo lo sciolgiersi del quadro regionale e nazionale, altrimenti ogni nostra valutazione è impedita dall’assenza di leggi di riferimento, che ancora devono essere fatte”.

Ma l’attesa non è l’unica variabile nella difficile situazione in cui versa il comparto del trasporto pubblico regionale. La crisi Amt, nonostante la firma dell’accordo in Regione della scorsa settimana, fa incrinare i rapporti tra gli enti e spezza le fila della trattativa sindacale.

Se i sindacati sono scattati di nuovo sul piede di guerra dopo le parole dell’assessore Rossetti, che due giorni fa ha chiesto possibili sacrifici anche al Tpl in virtù di una “visione confederale” e ha ciriticato il Comune per aver rassicurato i lavoratori sulla copertura regionale, il vicesindaco non ha voluto commentare, ma tra le righe, il disappunto di Tursi è più che tangibile.

Oggi poi si è aperto un altro fronte polemico: l’assessore regionale Vesco, con lettera aperta ai tranvieri, ha giudicato “non comprensibile” la proclamazione dello sciopero di 24 ore indetto per il 7 febbraio.

“Non comprendo come – ha scritto l’assessore – dopo soli tre giorni lavorativi si sia arrivati da parte vostra alla proclamazione di uno sciopero senza che il previsto tavolo di confronto si sia ancora riunito e abbia ricevuto risposta alle vostre richieste di modifica della bozza di legge, che al momento non mi sono ancora pervenute”.

Pur stigmatizzando le modalità di proclamazione dello sciopero di 24 ore, Vesco si è detto comunque “disponibile a convocare lunedì 30 gennaio un tavolo di confronto sulla legge regionale di riforma del Tpl”, il casus belli su cui si è innescata l’ultima protesta dei sindacati.

La bozza di modifica della Legge Regionale n° 31/98 “non garantisce le risorse necessarie a fornire gli attuali livelli di servizio – hanno spiegato dalle segreterie – non assicura la sopravvivenza delle aziende che sono Società per Azioni sottoposte ai vincoli del Codice Civile e la continuità occupazionale di 5 mila lavoratori e il mantenimento dei loro trattamenti economici e normativi acquisiti contrattualmente; non prevede un efficace sistema economico premiante che favorisca la costituzione di una Azienda Unica Regionale; non garantisce un’adeguata clausola sociale che tuteli i lavoratori in caso di cambio di azienda; e introduce forti quantità di sub-concessioni dei servizi di linea che faranno peggiorare la la qualità del trasporto”.