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Cronaca

Affondamento Concordia, si rafforza ipotesi gara di coraggio o bravata Schettino

francesco schettino, comandante costa concordia

Si rafforza con il passare delle ore la pista di una bravata del comandante Francesco Schettino come causa principe del naufragio. La Procura di Grosseto sta ascoltando numerosi testimoni, tra passeggeri e soprattutto membri dell’equipaggio. Lo stesso procuratore capo, Francesco Verusio ha lasciato intendere che piega potrebbe prendere l’inchiesta affermando che “più che a un ‘inchino’ -ha detto- l’eccessivo avvicinamento all’Isola del Giglio della Costa Concordia potrebbe attribuirsi a una dimostrazione di bravura del comandante”.

Conferme determinanti arriveranno dall’apertura della scatola nera di bordo, e per la quale ci vorrà ancora un po’ di tempo. La Procura di Grosseto ha anche chiesto al gip un incidente probatorio sulla scatola nera della nave, notificando la richiesta a tutte le parti. Ma già adesso il sospetto è che Schettino avrebbe dato il via a una sorta di prova di coraggio e bravura, e si sarebbe lanciato a forte velocità per passare con il transatlantico tra i due scogli delle ‘Scole’ che spuntano a sud del porto dell’Isola del Giglio, a circa 150 metri dalla costa, e distanti appena 60 metri l’uno dall’altro. Quando ha visto che aveva compiuto un errore di manovra, oppure quando ha capito che le correnti lo avevano sospinto troppo vicino agli scogli -questa è l’ipotesi investigativa- il comandante avrebbe provato a superare l’ostacolo aumentando la velocità: a dimostrarlo ci sarebbero gli accertamenti sul timone, che fu completamente virato a dritta come se la nave, arrivando ad alta velocità, dovesse evitare l’ostacolo all’ultimo momento.

C’è inoltre attesa per i risultati degli esami tossicologici sul comandante. L’uomo si è sottoposto nei giorni scorsi al prelievo di un capello e delle urine, che dovranno accertare se al momento del naufragio aveva bevuto alcolici oppure se aveva assunto sostanze stupefacenti. Una circostanza da lui negata con forza durante l’interrogatorio di garanzia, tanto che alla richiesta dell’esame tossicologico, Schettino avrebbe detto con tranquillità: “Fate pure, non ho niente da nascondere”.

Ci sono invece dei testimoni, uno dei quali in particolare lo ha riferito durante i collegamenti con le trasmissioni televisive, che accusano Schettino di aver alzato il gomito quella sera. In particolare c’è la testimonianza del naufrago savonese Angelo Fabbri, che parlando con alcuni quotidiani ha detto che il comandante ha bevuto diversi bicchieri di vino mentre era a cena con una signora bionda dall’accento straniero e con un altro ufficiale. La signora bionda sarebbe la 25enne moldava Domnica Cemortan, che avrebbe accompagnato Schettino in plancia, più tardi. E’ proprio Cemortan, in un’intervista, a negare dicendo: “Ma quando? Sulle navi di Costa Crociere ci sono videocamere in ogni angolo -sostiene la ragazza moldava-. Se beccano qualcuno dell’equipaggio che beve in servizio lo licenziano subito”.

Per quanto riguarda la manovra di avvicinamento della Costa alla terra ferma, che Schettino dice di aver compiuto per evitare in naufragio in mare aperto, due testimoni oculari sentiti dalla Guardia costiera hanno riferito che le ancore sarebbero state gettate dalla Costa Concordia dopo che questa era già sbandata e si trovava ormai nei pressi della costa dove si è poi arenata. Una testimonianza che conferma i dubbi nutriti dagli inquirenti circa le dichiarazioni del comandante che aveva invece detto di aver gettato le ancore con la nave ancora in moto, per far sì che queste creassero una virata e permettessero l’avvicinamento alla costa.

Per verificare questi particolari ieri i sommozzatori dei carabinieri hanno compiuto dei rilievi e, a conferma dei dubbi della Procura evidenziati anche dai due testimoni oculari, hanno trovato una delle due ancore sotto lo scafo, segno che è stata gettata dopo lo sbandamento. Intanto l’avvocato di Schettino, Bruno Leporatti ha annunciato che farà ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento degli arresti domiciliari disposti dal gip a carico del suo assistito.

Il Tribunale del Riesame ha 10 giorni di tempo dalla presentazione dell’atto per prendere una decisione. Una ‘mossa’, quella dei legali del comandante, che si incrocia con quella della Procura di Grosseto, che sta ultimando la presentazione di un ricorso contro la decisione del gip e che prevede invece la richiesta al Tribunale del Riesame del ripristino della custodia cautelare in carcere. Il procuratore capo Francesco Verusio, in questi giorni, ha detto a più riprese di temere che Schettino possa fuggire o inquinare le prove.