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Pellicce di nuovo in voga, riparte la lotta animalista: Aidaa chiede al Papa di rinunciare all’ermellino

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Grande ritorno della pelliccia per l’inverno 2011-2012. Manti di visoni e cappotti di zibellino hanno dominato le sfilate di stilisti come Gucci, Dolce & Gabbana, Prada, Celine, Diane Von Furstenberg, Missoni, Patrizia Pepe, Roberto Cavalli e tanti altri. Cappotti di pregiato pelo e non solo. La pelliccia ‘colonizza’ gilet, borse, berretti, sciarpe, stivali e accessori. In barba alla crisi che incalza e all’austerità, torna dunque l’emblema del lusso, una moda dettata anche dalla necessità di conquistare i nuovi mercati trainanti, dalla Russia alla Cina.

La pelliccia torna in passerella e il fronte animalista torna sulle strade, per sensibilizzare l’opinione pubblica e arginare una mattanza che ogni anno, solo in Italia, provoca la morte di 200mila animali fra visoni e cincillà allevati appositamente. “L’anno scorso – spiega Simone Pavesi, responsabile Lav Campagne Pellicce – il mercato italiano ha prodotto un fatturato di oltre 1.500 milioni di euro, destinato probabilmente a ulteriori balzi in avanti nel 2012”. Un ‘tesoretto’ che la Lav indica come potenziale fonte anti-crisi per rimpinguare le casse dello Stato.

Come? “Raddoppiando l’Iva su quelli che – fa notare Pavesi – costituiscono senza alcun dubbio prodotti di lusso. La manovra tassa barche e auto di grossa cilindrata, perché non includere nel ‘pacchetto’ anche le pellicce?”. Numeri alla mano, “se l’anno scorso per ogni capo fosse stata applicata al consumatore finale una tassa del 46% (il doppio dell’Iva dei beni di lusso ferma al 23%) – calcola l’esponente della Lav – lo Stato avrebbe incassato circa 630 milioni di euro”. E se alla Camera le pellicce sono rimaste fuori dalla manovra, “ci stiamo muovendo affinchè – assicura Pavesi – una misura di questo tipo venga infilata nel testo del Senato o compaia in seconda battuta nel milleproroghe”.

Ma non è questa l’unica iniziativa della Lav. Ha infatti raggiunto quota 40 mila firme la petizione per dire basta all’allevamento, la cattura in natura e l’uccisione di animali da pelliccia. “Sono dieci gli allevamenti ancora attivi nel nostro paese – spiega il responsabile della Lav – dislocati fra Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Abruzzo”. Le firme sono destinate a sostenere una proposta di legge che ha conquistato “un fronte bipartisan, con parlamentari del Pd e Pdl che l’hanno depositata sia alla Camera che al Senato della Repubblica”. Una proposta di legge in difesa degli animali, ma anche del pianeta tout court. “Quello delle pellicce – spiega infatti Pavesi – è il comparto più inquinante dell’intero settore del tessile e dell’abbigliamento”.

I numeri la dicono lunga: “un kg di pelliccia di visone ha un impatto sul cambiamento climatico 5 volte superiore a quello della lana. Le cause principali sono le deiezioni e l’alimentazione degli animali. Sembra assurdo – riflette il responsabile della Lav – ma è così: per scaldarci con le pellicce stiamo surriscaldando il pianeta”. E per conoscere i brand che hanno sposato la causa animalista bandendo volpi e zibellini dalle loro collezioni, la Lav ha stilato un elenco delle case di moda – da Stella McCartney a Diesel, da Abercrombie & Fitch a Calvin Klein – pubblicata sul sito ‘nonlosapevo.com’ per chi vuole vestire ‘fur-free’. Nella battaglia contro una “mattanza sanguinaria”, la Lav ha anche arruolato i social network piu’ gettonati – Facebook e Twitter in prima linea – “per diffondere l’informazione” come un virus, “e arrivare anche a chi – spiega Pavesi – generalmente preferisce ignorare queste tematiche”.

Petizioni, raccolte firma, video shock e non solo. Il fronte animalista, per convincere l’opinione pubblica “a non indossare cadaveri”, tenta anche campagne d’impatto, come il flashmob organizzato oggi a Roma dall’Animals Asia Foundation (Aaf) in Largo dei Lombardi. Nella piazza capitolina inscenato uno pseudo rituale purificatorio per disfarsi della pelliccia animale. “Due volontarie, travestite da cavernicole per esaltare l’aspetto anacronistico dei macabri capi – spiega l’Aaf – si libereranno dei simulacri sintetici delle pelli animali per passare con un veloce cambio d’abito all’aspetto di donne civilizzate, come si confà ai nostri giorni in cui il mercato del tessile può offrire materiali alternativi cruelty free, bellissimi, caldi e realmente eleganti”.

In programma inoltre un’installazione con i colli di pelliccia, donati dalle persone pentite di averli acquistati o di averli accettati in regalo. Per tutta la durata del presidio infatti, chi vorrà potrà aggiungere il proprio collo di pelliccia agli altri esposti, dopo averlo reso inutilizzabile imbrattandolo di sangue finto. L’iniziativa, del tutto pacifica, è finalizzata a “informare coloro che non sono realmente consapevoli delle atrocità che si nascondono dietro a un semplice bordo di pelo”. E prende di mira gli inserti di pelliccia, mercato florentissimo che ha tenuto in vita il comparto delle pelli negli anni in cui manti e cappotti sembravano finiti nel dimenticatoio. “Un tempo le pellicce erano solo appannaggio delle donne – spiega infatti Pavesi – ma quando il mercato ha iniziato a perdere colpi il target è cambiato per consentire al comparto di sopravvivere”.

Puntando sul “business degli inserti, che ha invaso i capi d’abbigliamento non solo femminili, ma anche maschili, per bimbe e bambine. Accessori ricoperti di pelo, al punto che è difficile, lamentano molti cittadini che stanno firmando la nostra petizione, trovare alternative in commercio per non acquistarne”. Tra i bordi di pelo presi di mira dal fronte animalista, finisce uno dei capi più celebri al mondo: la stola di ermellino papale, esibita come ornamento della mozzetta, la nota mantellina rossa del pontefice, proprio nelle maggiori feste tra cui quella del Natale. A chiedere a Benedetto XVI di rinunciare all’ermellino è l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), che ha promosso per questo una petizione che ha raggiunto ben settemila sottoscrizioni.

“Obiettivo è continuare nella raccolta firme – spiega il presidente nazionale di Aidaa Lorenzo Croce – per poi chiedere un’udienza al pontefice e consegnargli l’appello”. “La stola di ermellino – spiega Croce, precisando di essere cattolico e sottolineando che nell’iniziativa non c’è nulla di polemico – non ha niente a che fare con i paramenti sacri”. Al pontefice l’Aidaa chiede un gesto da compiere “nel rispetto della vita in tutte le sue forme e per ricordare che anche gli animali sono creature di Dio”. “Per realizzare la stola papale – ricorda l’associazione – serve la pelliccia di oltre 25 ermellini che vengono uccisi brutalmente, in maniera cruenta e violenta: questo non rappresenta sicuramente un segnale dell’amore verso le creature che popolano la nostra terra”. Nell’appello per Benedetto XVI verrà chiesto inoltre “che la Chiesa, una volta per tutte, riconosca il diritto alla vita anche degli animali. Spesso abbiamo sentito il Papa parlare di tutela dell’ambiente, ma mai il pontefice ha specificato che anche gli animali sono creature di Dio e che come tali meritano di essere rispettate e soprattutto meritano di poter vivere come tutti gli altri esseri che popolano questa terra, uomini compresi”.