Politica

La “pazza idea” del governatore Burlando: approvare il bilancio e andare ad elezioni

Genova. Sebbene dal Partito Democratico si getti acqua sul fuoco, i numeri del consiglio regionale sono allineati a quota 20 a 20. La frattura con l’Italia dei Valori non sembra sanabile facilmente e la presenza di due “mine vaganti” come Armando Capurro ed Ezio Chiesa non permette a Burlando di dormire sonni tranquilli.

La coalizione di Burlando sconta le rivendicazioni territoriali, sempre più insistenti, e personali degli eletti. L’artefice massimo che era riuscito a creare una compagine forte unendo sotto il suo programma tutti i partiti, da Rifondazione all’Udc, vede oramai completamente compromessa la sua ricetta nell’importante appuntamento con le elezioni per Genova del 2012.

La querelle su Marta Vincenzi e il Pd e lo svolgimento delle primarie di coalizione per decidere il candidato del centrosinistra non vanno giù ai due grandi alleati e così sia il partito di Casini che quello di Di Pietro hanno annunciato che in primavera correranno da soli.

Il presidente della Regione ha visto così sfaldarsi le certezze. Così nei corridoi di via Fieschi si anima il dibatitto su quel che sarà, con un’ipotesi pressante: il presidente starebbe valutando di mandare tutti a casa e andare subito alle elezioni, questa volta affrontantando la sfida senza l’Italia dei Valori ma anche senza Terzo polo. La partita sul bilancio in consiglio comunale potrebbe decidere la via, a partire dall’emendamento sul taglio degli assessori esterni sul quale Burlando, con un secco no, non vuole transigere. Per ora la Finanziaria è stata approvata in commissione. Ma poi, in aula, parleranno i numeri e su questi il governatore vorrà fare i conti.

La situazione nel centrodestra è ancora più caotica ed è questa la base del ragionamento: nel Pdl ligure la situazione è molto complicata e alla vigilia del congresso di gennaio le lotte interne per pilotare il futuro del partito di Berlusconi presagiscono ancora molte sorprese. Nel Ponente ligure in molti aspettano segnali importanti dall’ex ministro Scajola e nel Genovese tutti si guardano a vista, pronti a gesti eclatanti, come dimostra il pasticcio per la scelta del nuovo capogruppo in regione, con Matteo Rosso che non ha ritirato le dimissioni nonostante le pressioni ricevute. La frattura a livello nazionale sancita dal Senatur spingerebbe a pensare che difficilmente si possa trovare un accordo tra Lega Nord e Pdl.

In caso di elezioni, del tutto “strordinarie”, l’unico ad avere il nome del candidato ed un programma sarebbe proprio il Partito Democratico che con Claudio Burlando e l’appoggio di Sel e Rifondazione Comunista, blindando un accordo, sarebbe subito pronto alla corsa elettorale.

In questo scenario difficilmente le altre forze potrebbero riuscire ad organizzarsi per affrontare la competizione, a meno che il centrodestra non voglia giocare l’unico vero jolly unificante, ovvero proprio l’ex ministro imperiese Claudio Scajola, che a sua volta, sicuro di poter rifondare il partido dal cantiere dei moderati, con molta difficoltà rinuncerebbe alle ambizioni per un “downgrade” amministrativo.