Genoa, Pasquale Marino al suo primo giorno a Pegli: poco il tempo prima di ripartire

Genova. Si riparte da zero. Anno nuovo, vita nuova. Chiuso la parentesi Alberto Malesani, arrivato tra i bisbigli e i mugugni di tutti ma la sicurezza di Enrico Preziosi, che alla conferenza estiva disse.:“Lo avevo scelto da tempo, vi stavo solo facendo sbizzarrire con i nomi”.

Basta. Punto e a capo.

Paquale Marino, uomo capace di stupire a Catania, di divertire e molto Udine e poi steccare a Parma quando tutti si aspettavano la sua consacrazione.

Unico dubbio ora è che uno così, che insegna calcio, ha bisogno di tempo. Avrebbe bisogno della fresca estate di Neustif, per spiegare movimenti, insegnare a digerire il modulo. Si ritrova invece nel freddo di questo inverno. Ha dichiarato di aver accolto la proposta di Preziosi come il miglior regalo di Natale. Poco tempo per lui, la squadra si ritroverà il 29, poi ritiro a Pomezia dal 3 al 7 per preparare la sfida con il Cagliari.

La cosa più singolare di tutte, e che nonostante sia sembrato a tutti (dai tifosi alla dirigenza) ovvio e scontato mandare via Alberto Malesani, non sarà facile ripetere il suo score di punti più che dignitoso: 21 il 16 partite.

Ieri Pasquale Marino si è presentato al campo di allenamento del Genoa, entusiasmo e fermezza. Idee chiare raccontate così, in modo nostalgico per i genoani che rivedono in lui un Franco Scoglio meno viscerale e più sofisticato: “L’organizzazione tattica esalta il singolo”.

Certo, l’entusiasmo non basta. Bisogna rafforzare una squadra che ha una difesa solida ma che forse pecca in velocità, che ha un centrocampo eclettico su cui Marino devo trovare la quadra (su Jorquera ha già detto: “Giocatore interessante”), ma ha un attacco monco. Cercasi prima punta. I nomi sono quelli dell’estate, due fra tutti: Alberto Gilardino e Amauri.

Fu una delle prime domande fatte a Sebastien Frey: “Hai sentito Gilardino?”. La situazione a Firenze è in ebollizione, Delio Rossi sembra già aver deciso le sue gerarchie e il Gila non è in prima fila. Amauri è ormai è esautorato da inattività e da scelte forse non azzeccate per la sua carriera (vedi rinuncia al trasferimento a Marsiglia). Tecnica e classe non si discutono, fisico e inattività sì. La Juve lo lascerebbe andare via basta che qualcuno gli paghi l’ingaggio: l’investimento è insidioso nonostante quello che ha mostrato a Parma in una situazione non più facile di quella del Grifone.

Attenzione però la variabile Marco Borriello che rinunciò già alla Juve l’anno passato, che alla Juve potrebbe sì arrivare solo se si disfasse appunto di Amauri. L’ex genoano ha voglia di campo e in bianconero Antonio Conte non gli garantisce il posto soprattutto per questa stagione. Preziosi potrebbe aver argomenti convincenti soprattutto se Andrea Caracciolo prendesse altre strade.