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Genoa, dopo Napoli Malesani sfoga la rabbia, ma Preziosi pensa a Delneri

Genova. Ci risiamo. Il Grifone incappa nell’ennesima sconfitta stagionale e la panchina di Malesani ricomincia a traballare. Questa volta però il rischio esonero è concreto. L’umiliazione del San Paolo rimarrà macchia indelebile della gloriosa storia del Grifone; non la peggiore ma sicuramente tra quelle che no si riescono a lavare. Il Napoli si è “accontentato” di vincere 6-1 ma nei 90’ le occasioni a favore degli azzurri sono state innumerevoli. Il pubblico rossoblù ha strabuzzato gli occhi, quella in campo non poteva essere la loro squadra del cuore.

I tifosi, che ancora pensano con nostalgia a Gasperini, da tempo chiedono la testa di Malesani. L’ex tecnico del Bologna non li ha mai convinti. Lo contestavano prima che arrivasse, lo contestano adesso. La classifica sorride (complice qualche fortunosa vittoria, vedi Roma e Novara) ma in quanto a gioco proprio non ci siamo. Vero che tra infortunati e un parco attaccanti non proprio stellare, sperare in un Genoa spettacolo risulta pura utopia; altrettanto vero che dopo 5 mesi di lavoro, era lecito aspettarsi qualche progresso.

Stufi i supporter, stufo Enrico Preziosi. Il presidente rossoblù sta sfogliando la margherita, “esonero” o “non esonero”. Potrebbe bastare regalare a Malesani i giocatori che richiede ma sarebbe ancora più facile cambiare completamente rotta e affidarsi a una vecchia volpe come Delneri. Il Genoa, al momento, non dispone degli uomini giusti per il 4-4-2 tipico del tecnico di Aquileia ma l’allenatore potrebbe sfruttare l’intero girone di ritorno di questa stagione per porre le basi di un nuovo e forse più promettente progetto. Per Preziosi quelle di oggi sono ore di grande riflessione.

La sensazione è che il giocattolo si sia rotto. Lo stesso Malesani, ormai da tempo, non fa mistero del proprio malessere. Dopo essersi infuriato con la stampa colpevole di averlo definito “mollo”, il tecnico non ha evitato di sfogare la propria rabbia al termine della gara del San Paolo. Le frecciate erano rivolte a tutti. In primis, pur giustificandola in parte, alla squadra: “Siamo arrivati all’appuntamento spremuti, la squadra aveva già dato tutto quello che aveva e in questa situazione di emergenza non potevamo fare di più. C’erano tanti assenti e i presenti erano molto stanchi. Alcuni ragazzi non sono ancora pronti per la realtà italiana”.

Poi è toccato a tifosi e società: “Scoprire i propri limiti, male non fa; speriamo che il mercato ci dia una mano. Sono stato accusato di essere un catenacciaro, ho provato a osare e i fatti hanno dimostrato che questa squadra non può reggere un atteggiamento spregiudicato. Volevamo stare alti e fare quello che di solito non facciamo ed è andata male. Dobbiamo tornare a fare le cose che sappiamo fare anche se questo non andrà bene a chi ci vuole più offensivi. La reazione del presidente? Non saprei, ogni due partite mi domandate la stessa cosa». Forse a breve nessuno gli porrà più il quesito. Delneri e De Canio aspettano segnali.