Genoa, da Desenzano a Pegli Preziosi rilancia: “Anche Amauri nel mirino”

Genova. Cellino che suona con il suo gruppo, Preziosi che prova a fare da paciere, Galliani che sfila per ritirare i trofei vinti dal suo Milan nella scorsa stagione. Desenzano, al Teatro Alberti, rimesso a nuovo dal patron del Genoa, va di scena la cena della Lega A e la cronaca della serata è tutta qui. Non si può dire che Preziosi non abbia tentato di convincere Juve ed Inter a mettere una pietra sopra a Calciopoli, ma l’operazione è stata un completo fallimento. All’appuntamento, organizzato un mese fa, mancano praticamente tutti: Della Valle, De Laurentiis, il presidente del Coni Petrucci e perfino il presidente della Figc Abete, che arriva in ritardo. Soprattutto, però, mancano loro, i grandi contendenti che non mancano mai di punzecchiarsi a vicenda e non vogliono proprio saperne di fare la pace: Moratti ed Agnelli.

E per un caso che non si chiude, se ne apre un altro di pari gravità. Ironia del destino, ieri è stata una giornata terribile per il calcio nostrano. La magistratura ha inferto, a suon di arresti, una mazzata micidiale alla credibilità di un intero sistema. Andiamo con ordine e proviamo a ricapitolare a grandi linee l’accaduto, con l’avvertenza che la situazione, oggi come ieri, è in continua evoluzione.

La procura di Cremona aveva iniziato alcuni mesi fa ad indagare sulle scommesse nel calcio, soprattutto nelle serie minori. Più di una decina di persone era finita in manette, tra questi Beppe Signori. Le accuse, gravissime, erano di aver fatto parte di una organizzazione internazionale che cercava (e talvolta riusciva) di influenzare le partite di calcio, per poi incassare milioni di euro dalle scommesse truccate. Soldi facili e nessun azzardo.

I più attenti avevano intuito che non sarebbe finita così ed il monito di Franco Carraro (“Sono in arrivo altri scandali”) era suonato come un campanello d’allarme. Puntuale, la catastrofe si è materializzata. Lunedì 19 dicembre, prime ore del mattino. La polizia bussa alle porte di diciassette abitazioni: calciatori ed ex giocatori finiscono in manette. Cristiano Doni, stella dell’Atalanta ed ex blucerchiato, è uno di loro, apre, si spaventa, prova a scappare ma lo prendono. In casa trovano un computer, nascosto, che lui negava di possedere, stanno ancora cercando una sim estera che presumibilmente serviva per tenere i contatti con altre persone coinvolte.

Tra gli arrestati c’è anche Filippo Carobbio, ora allo Spezia, ma con un breve passato al Genoa. “Sono sconvolto, siamo stati assieme fino alle 3.30, di ritorno dalla trasferta di Latina, mai avrei pensato ad un suo coinvolgimento” -dice ora l’amministratore delegato dello Spezia Calcio, Beppe Spalenza.

In queste ore le dichiarazioni di incredulità si sprecano. Tutto ciò “fa molto male all’immagine del calcio” ha commentato Adriano Galliani, ad del Milan. Sì, fa male, ma non tanto al sistema-mercato del pallone dalla ormai discutibile immagine, piuttosto fa malissimo a tutti i tifosi che pensavano che la loro passione fosse lo sport più bello che ci sia. Non una brutta farsa annegata tra piccoli boss di provincia e schede telefoniche esteuropee.

Lasciato il brindisi di Lega Preziosi si è presentato questa mattina a Pegli, per brindare anche con la squadra. Se ieri sera aveva parlato di Boriello e Milito, oggi ha rilanciato su Amauri: “Vogliamo portare presto a casa un attaccante che ci possa far fare il salto di qualità. Amauri? Ci interessa molto, ma non faccio percentuali”. Chissà se, come ammise dopo il mercato estivo riferendosi a Malesani, il nome per la punta è già stato deciso e Preziosi sta solo scherzando con i giornalisti, oppure davvero su da questa nutrita rosa di nomi (Boriello, Milito, Pizarro e Amauri) uscirà il nuovo nome per l’attacco rossoblù.