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Genoa 2011, abc: Gasperini, Harakiri e Inesperienza

merkel

G come Gasperini. Per i tifosi rossoblù è il metro di paragone eterno. L’ex tecnico ha lasciato un segno indelebile nella storia recente del Grifone. Chiunque gli sia succeduto sulla panchina, ha dovuto vivere con le performance del suo predecessore a fare da sfondo. Peccato che reggere il passo si sia rivelata una missione impossibile per Ballardini prima e Malesani poi. Con Gasperini allenatore, i tifosi hanno visto la squadra esprimersi su grandissimi livelli. La sua avventura al timone del Genoa è cominciata nella stagione 2006/07; non lo conosceva praticamente nessuno ma Preziosi decise di puntare su di lui a occhi chiusi.

Immediata arrivò la promozione in Serie A; poi la tranquilla salvezza del campionato successivo e il ritorno in Europa dopo 18 anni di astinenza (2008/09). Indimenticabili anche i numerosi derby vinti, una goduria che ha reso immortale l’amore della Nord per il loro Gasperson. Via via, i rapporti tra allenatore e presidente sono andati deteriorandosi. Inevitabile giunse l’esonero. A prenderne il posto mister Ballardini e di calcio spettacolo a tinte rossoblù se ne è visto sempre di meno. Con Malesani la situazione non è migliorata, anzi. Ora tocca a Marino e al suo 4-3-3; tocca a lui riportare entusiasmo tra i sostenitori del Grifone.

H come Harakiri. Il suicidio dei samurai: morte auto-inflitta come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire ad una morte disonorevole. È il Grifone di queste prime 16 giornate di campionato di suicidi ne sa qualcosa. Ha cominciato a pugnalarsi alla prima giornata. Il pareggio con l’Atalanta ha immediatamente incrinato la fiducia riposta da Preziosi in mister Malesani e detto in tutta sincerità, riuscire a esprimere qualcosa di meglio non pareva impresa così proibitiva. Con i successi su Lazio e Catania sembrava tutto risolto ma la vena suicida dei rossoblù è tornata a pulsare nelle vene della squadra. Contro Chievo e Parma sono arrivati i primi due ko: giocatori scarichi, demotivati e senza idee in campo. L’istinto di sopravvivenza ha poi preso il sopravvento nelle successive sfide con Lecce, Juve e Roma (5 punti in 3 gare) ma quando uno ha voglia di farsi male non c’è proprio nulla da fare.

Servirebbe uno psicologo all’altezza della situazione, un compito che si è rivelato troppo grande per mister Malesani. Inevitabili ecco giungere le sconfitte con Fiorentina e Inter. Ti capita poi la fortuna di strappare 3 punti con il Novara (nell’occasione la buona sorte aveva strizzato l’occhio ai rossoblù) ma di non saperne approfittare. Gli insuccessi contro Cesena e Milan sono stati colpi duri, durissimi; la lama dal ventre del Grifo l’hanno tolta le vittorie su Siena e Bologna ma sopravvivere ai bombardamenti del San Paolo era impossibile. Perdere è lecito, non fare mai nulla per evitarlo è follia. Follia suicida.

I come Inesperienza. Troppi giovani, troppi ragazzi non pronti per il campionato italiano. Questa l’accusa rivolta a molti componenti della rosa rossoblù. Questo il grido d’allarme lanciato da Malesani poche ore prima che Preziosi gli desse il benservito. Difficile dargli torto. Tra i più promettenti il cileno Jorquera, fantasista classe ’88. Ha enormi potenzialità e si vede ma ovviamente palesa ancora dei limiti tattici che ne hanno frenato l’esplosione. Malesani lo ha utilizzato col contagocce, pretendeva di più sotto l’aspetto difensivo; peccato, poteva fare la differenza e salvargli il posto di lavoro.

Nell’elenco degli “inesperti” anche il connazionale Seymour: un anno in più di Jorquera ma in quanto a esperienza in serie A partivano alla pari. Non ha entusiasmato, poco utile alla causa: nei piani della società doveva essere l’uomo in più del centrocampo, il jolly da sfruttare per concedere qualche minuto di riposo a Veloso; è sceso in campo solo 4 volte, i numeri parlano chiaro. Di Birsa si è già detto alla “B” di bidoni, di Pratto alla “A” di attaccanti. Un capitolo a parte lo merita Merkel. È arrivato al Genoa con 6 gettoni di presenza accumulati nel massimo campionato nella scorsa stagione. Ha ancora molto da imparare ma è il classico elemento sul quale continuare a puntare con fiducia, un campione del domani: non a caso il Milan lo vorrebbe riportare alla base.