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Democrazia partecipativa, via libera in Comune al “Dibattito pubblico”: “La parola torni ai cittadini”

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Genova. Da oggi Genova è un po’ più democratica. Seguendo l’esempio virtuoso della Regione Toscana e dell’Emilia Romagna, è stato approvato dal Consiglio Comunale il Regolamento sul Dibattito Pubblico, uno dei tanti strumenti della cosiddetta ‘democrazia partecipativa’: un processo che lavora per creare le condizioni per cui i cittadini possano portare contributi significativi ai processi di decisione che li riguardano da vicino, concedendo a un numero sempre maggiore di soggetti l’opportunità di accedervi direttamente.

“Il Dibattito Pubblico è uno strumento di partecipazione che non si limita ad un’enunciazione di principi, ma disciplina e introduce in un iter normale la valutazione dell’assoggettabilità di un’opera al dibattito pubblico”, spiega Manuela Cappello, consigliera comunale del Gruppo Misto, da ben 13 mesi in attesa di questa votazione, che si è conclusa con 24 sì, 1 astenuto e 13 voti contrari (IDV, PDL, Lega, Altra Genova).

“Un regolamento che non disciplina la partecipazione tout court, ma riguarda solo le opere di forte impatto ambientale, sociale ed economico”. Qualche esempio pratico? “La Gronda”, spiega Cappello, che in questi mesi si avvalsa dell’aiuto tecnico di numerosi architetti e urbanisti, “ma anche il gassificatore di Scarpino, il mercato di Bolzaneto e alcuni distretti di trasformazione del nuovo Puc”.

Lo scopo è “garantire trasparenza e partecipazione nelle trasformazioni urbanistiche di grande impatto sul territorio sovra municipale e/o sovracomunale”, disciplinando “la procedura di ammissibilità di un’opera al Dibattito Pubblico e la gestione del Dibattito stesso”.

In parole povere si vuole “dare trasparenza al Consiglio comunale e alla cittadinanza – sintetizza Manuela Cappello – ma anche affrontare problemi e criticità, prima di avviare qualunque iter autorizzativo: approfondire il tema, il progetto, l’opera che è stata proposta, per migliorarla, o anche per decidere alla fine di non farla”. Esiste dunque ‘l’opzione zero’: “Contrariamente al dibattito pubblico che si era avuto a proposito della Gronda, ora la non realizzabilità dell’opera è contemplata”.

Ma come funziona nella pratica il Dibattito Pubblico? “C’è una fase preliminare di consultazione e informazione e una fase successiva di incontri e dibattiti pubblici”, spiega Manuela Cappello. “E’ importante sottolineare il metodo per determinare quali opere sono da ritenersi rilevanti, con importanza strategica, ambientale e sociale e quali no, al fine che tali scelte non siano prettamente discrezionali, ma siano supportate da parametri di riferimento precisi”.

Ma il dibattito pubblico non è l’unico strumento di democrazia partecipativa. “Sto per presentare una proposta di regolamento sulla partecipazione che comprende il bilancio partecipativo e altri strumenti e sto lavorando sul referendum consultivo”, spiega Manuela Cappello. “Oggi in Comune c’è un Regolamento, ma è vecchio e in contraddizione con lo Statuto: andrebbe aggiornato e modificato. L’ho già depositato, ora restiamo in attesa: le proposte di delibere dei consiglieri comunali una volta depositate andrebbero discusse entro 45 giorni: per il dibattito pubblico ci sono voluti 13 mesi, forse ne passeranno altrettanti per il referendum consultivo. A maggio si vota per il rinnovo del Consiglio, noi restiamo in attesa”.