Cronaca

Non solo oro: ecco il ‘decalogo’ per investire

Non solo oro. La crisi economica e la svalutazione dei titoli di stato spinge un numero sempre maggiore di investitori verso un altro bene rifugio: i diamanti. E lo dimostra anche la recente operazione finanziaria nel settore che ha visto la storica dinastia Oppenheimer, da circa un secolo attiva nel settore, cedere ad Anglo American il 40% di De Beers per 5,1 mld di dollari.

Come dire, i diamanti non sono solo i migliori amici delle donne ma anche degli investitori, un paradiso sicuro in cui mettere i propri soldi in un momento in cui i mercati obbligazionari appaiono sempre più rischiosi ed il panic selling incombe.

Ma investire nelle preziose gemme non è semplicissimo. A differenza dell’oro infatti ogni diamante è unico, spiegano gli addetti ai lavori, ed il valore si basa su complesse valutazioni legate a colore, lucentezza, taglio, dimensioni. Questo rende difficile stabilire un indice di valutazione, sebbene vi siano dei benchmarks come il Rapaport Group’s RapNet Diamond Index (Rapi) e il Polished Prices Index. In un primo tempo colpiti dalla crisi (secondo il Polished Prices Index la gemma ha perso il 22% del suo valore a causa delle turbolenze finanziarie del 2008) le vendite di quest’anno si sono tenute su livelli molto alti. A luglio De Beers ha annunciato un rialzo del 33% a 3,5 mld di dollari nel primo semestre dell’anno, beneficiando del progresso del 35% del prezzo. La produzione è invece rimasta invariata a 15,53 mln di carati. L’ebitda è stato di 1,18 mld, in salita rispetto ai 762 mln dello stesso periodo del 2010. La società ha inoltre indicato che sta progettando un “aggressivo” piano di crescita in Cina, che insieme a Medio Oriente e India nel 2015 rappresenterà il 40% della domanda mondiale di diamanti.

Per gli interessati comunque, visto il complicato calcolo per stabilire il valore della pietra, la strada più facile per investire nel settore è probabilmente acquistare delle quote nelle miniere diamantifere, spiegano gli esperti. E il mercato di Londra è pieno di opportunità: Petra Diamonds, Gem Diamonds, Firestone Diamonds, Namakwa Diamonds, Paragon Diamonds, Diamondcorp, Stellar Diamonds e Botswana Diamonds, sono alcuni dei nomi sulla piazza della City. Anche i fondi d’investimento vanno a caccia di diamanti. C’è il maltese Diamond Capital Fund del finanziere Clive Cowdery, il Novel Diamond Fund di Hong Kong o il Sciens Colored Diamond Fund, specializzato nei sempre più richiesti diamanti colorati, tra gli altri. In arrivo anche il lancio di altri due fondi analoghi, di Fusion Alternatives e Harry Winston Diamond Corp. Stessa idea da Martin Rapaport, presidente dell’omonimo gruppo attivo nel settore, che nel 2012 dovrebbe lanciare il Rapaport Diamond Fund.

“I diamanti beneficeranno della crescita esponenziale dei mercati emergenti – ha detto Rapaport – La domanda in Cina, così come quella in India, è semplicemente fantastica”. Certo non mancano i detrattori a questi progetti, convinti che le gemme, essendo uniche come un’opera d’arte, non possano essere trattate come le altre commodities.