Lettera al direttore

Lettera a Marta Vincenzi, scritta con il cuore

Oggi ci siamo confrontati con le opinioni di Genova: la Genova che spala, suda, si rimbocca le maniche, mugugna ma poi sorride. Le Genova che non va in televisione, la Genova schiva, la Genova vera, la Genova che tace e lavora. La Genova trasparente, quella che non si vede ma c’è. La Genova che, a modo suo, urla, s’arrabbia, piange, reagisce e vive. Senza farsi vedere.

Ci siamo confrontati con giovani, vecchi, donne, sconosciuti, fratelli per un giorno: la tragedia unisce; e fa riflettere.

Già, Genova non si è fermata: ma ha trovato il tempo per riflettere, ammesso che ci fosse bisogno di riflettere per capire.

Già, Genova ha capito: se qualcuno muore, qualcun altro avrà pur sparato, che diamine: qualcuno avrà pur ucciso. La gente non muore a vent’anni, se non gli spari.

Tutti, a Genova, sapevamo che avrebbe piovuto forte, fortissimo: lo avevano detto. Lo dicevano da giorni.

Tutti, a Genova, sapevamo che il clima è cambiato: lo scorso inverno, in collina, ha nevicato almeno una dozzina di volte; questa estate ci sono stati pochi giorni di vero caldo; questo ottobre si è registrato un caldo record e non ha quasi mai piovuto.

Tutti, a Genova, sapevamo che, in vista di novembre, sarebbe stato opportuno fare qualcosa: non sapevamo che cosa avrebbe potuto aspettarci, se due gocce d’acqua o due milardi di secchiate d’acqua (o “bombe d’acqua”, come le hanno chiamate, che fa più effetto…). Ma sapevamo che novembre sarebbe stato l’ennesimo mese anomalo, come anomalo è ogni mese, da qualche anno a questa parte.

Tutti, a Genova, avevamo capito che il nostro clima non è più quello “mite” che ci insegnavano a scuola una dozzina di anni fa.

Tutti, a Genova, non riusciamo a sapere che tempo farà. È avvilente: non conoscere più il clima della propria città è come entrare in casa propria e chiedersi: “ma… camera mia?”. È frustrante, siamo disorientati.

Per questo, sarebbe stato opportuno prendere provvedimenti. Provvedimenti anche drastici: d’altronde, si sa, è meglio prevenire che curare.

Tutti, a Genova, abbiamo visto alberi con mele e fichi nei letti dei nostri torrenti: tutti, a Genova, sapevamo che non è normale che i letti dei fiumi somiglino a frutteti.

Tutti, a Genova, sapevamo che i nostri boschi sono sporchi perché non ci sono più i nostri nonni che li tengono puliti.

Tutti, a Genova, vedevamo tombini sporchi e tappati da erbacce ed immondizia.

Tutti, a Genova, sapevamo che c’era da fare qualcosa per porre rimedio a tutto ciò.

Sarebbe bastato fare il più classico dei “2+2”

Ma come possiamo accusare il singolo cittadino per non aver pulito il tombino fuori da casa sua?

E come possiamo accusare il singolo cittadino per non aver pulito il bosco sopra a casa sua?

Non ce la sentiamo, davvero. Anche perché, comunque, il singolo cittadino aveva (anzi, migliaia di singoli cittadini avevano) segnalato l’incuria di tombini, boschi, letti di torrenti, ecc, alla protezione civile e alle amministrazioni.

Possiamo soltanto accusare l’amministrazione: saremo populistici, saremo forse retorici ma non possiamo non considerare il fatto che l’amministrazione si è tappata gli occhi, le orecchie, il naso, e pure la bocca.

Non possiamo non considerare il fatto che l’amministrazione ha preferito far dipingere le nostre strade di blu (parcheggi a pagamento anche in mezzo alla strada… ma questo è un altro discorso!), piuttosto che pulirle in vista dell’autunno.

Non possiamo non considerare il fatto che l’amministrazione, nella persona di Marta Vincenzi, ha detto che i cittadini hanno sbagliato ad uscire di casa.

E ci sorge spontanea la domanda: “Marta, ma perché hai tenuto aperte le scuole e gli uffici, se la gente non avrebbe dovuto uscire di casa? Diamine, avresti dovuto impedire TU che la gente uscisse di casa. Avresti dovuto prendere TU i provvedimenti per impedirci di uscire di casa. Perché se nessuno ci dice di non andare a lavorare, noi, a lavorare, ci andiamo. Se noi dobbiamo andare a lavorare, diamine, a lavorare, ci andiamo: con la pioggia, con il sole, con il ghiaccio, con il fuoco e pure se piovessero cavallette velenose.” Cara Marta, hai sbagliato. Hai sbagliato a farci uscire di casa. Saremmo potuti morire. Opsss…

Gioventù Italiana Genova